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Il rapporto Ocse: Italia al palo. Tutti i numeri del documento che allarma gli investitori

Cristina Agostini
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Sul tavolo di Mario Draghi c'è il rapporto Ocse, meno di 20 pagine che tracciano un preoccupante e impietoso paragone tra la situazione economica italiana e quella degli altri Paesi del G7. Un documento macroeconomico che rafforza nel presidente della Banca centrale europea la convinzione che bisogna esortare i governi a fare riforme strutturali per mantenere i conti in salute. Leggi anche: "Hanno il dito sul bottone, ci fanno esplodere". Sallusti tombale: la verità su Draghi Riporta il Giornale che l'esortazione di Draghi a parlare meno e fare di più è il pilastro su cui costruire un altro modello di sviluppo, in cui la crescita economica si può coniugare con la lotta a un debito pubblico crescente, l'unico modo per uscire da quel ritratto dell'Ocse in cui l'Italia è dipinta come un Paese già in sofferenza, prima ancora della deflagrazione della crisi dei mutui subprime.  Insomma in Italia la competitività è insufficiente, mancano innovazioni tecnologiche e idee e c'è una carente organizzazione del lavoro. Tutto questo impedisce la crescita dei salari, non fa aumentare la produttività. Il rapporto è drammatico: proprio sulla produttività tra 2011 e 2017 è sempre a quota zero: la crescita media annua dell'intero periodo è 0%. Nessuno male come noi. Il lavoro? Disastro: il rapporto tra nuovi lavoratori part time e totale dei lavoratori nel 2007 era del 5%, come Germania e Francia. I tedeschi però nel 2017 scendono fin quasi al 3% e i francesi peggiorano all'8%, noi precipitiamo all'11%, più del doppio del dato di partenza. 

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