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Mario Draghi, allarme spread: "Se sale ancora le banche pagheranno". Ma confida in un accordo col governo

Caterina Spinelli
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"Io non ho la palla di cristallo per prevedere i rischi dello spread, 300, 400, certamente questi titoli sono nelle banche e se perdono valore loro impattano sul capitale delle banche". Mario Draghi ha risposto alle domande sulle tensioni tra il Governo e Bruxelles, in occasione della conferenza stampa, tenuta oggi, 25 ottobre, a Francoforte. Il presidente della Bce è sembrato, però, assai fiducioso che si possa trovare "un accordo in merito alla manovra del governo" gialloverde, bocciata nei giorni scorsi dalla Commissione europea.  Leggi anche: Spread e uscita dall'euro: il terrore di Draghi "Quella dell'Italia è una questione fiscale e dunque non vi è stata una grande discussione nel consiglio. Era presente il vicepresidente della Commissione Dombrovskis e ho chiesto a lui il permesso di citarlo e quindi ripeto quanto ha detto lui, che occorre rispettare le regole ma anche cercare un dialogo". E continua: "In alcuni paesi è stato registrato un lieve aumento dei tassi ma in larga parte crediamo che si tratti di fattori isiosincratici, legati a fattori locali. Nel complesso riteniamo che forse c'è stato un qualche effetto di contagio (dalla situazione in Italia) ma comunque si tratta di un fenomeno limitato". Infatti la Banca centrale ha lasciato invariati i tassi di interesse di riferimento, sperando che si mantengano su livelli pari a quelli attuali. Leggi anche: Manovra, modifiche solo dopo le europee Intanto Draghi ha ribadito la fine del quantitative easing (l'alleggerimento con cui una banca centrale interviene sul sistema finanziario ed economico di un paese, per aumentare la moneta in circolazione), prevista per fine anno. "La politica monetaria resterà comunque molto accomodante verso i Paesi - precisa il numero uno della Bce -. La fine del Qe non è una misura specifica rivolta a un singolo paese, ma è una misura di politica monetaria legata al raggiungimento del nostro obiettivo di inflazione. È ancora però necessario un ampio grado di accomodamento monetario per ottenere una sostenuta convergenza dell'inflazione a livelli inferiori ma vicini al 2% nel medio termine".

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