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Spread e manovra, retroscena dall'alta finanza: "Incidente di percorso prima delle europee", futuro già deciso

Giulio Bucchi
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Ai piani alti della finanza internazionale si lavora già per il dopo-governo di Lega e M5s. E il referente, spiega un retroscena della Stampa, sarebbe proprio il numero due leghista Giancarlo Giorgetti. Il vice di Matteo Salvini è forse nel governo il più vicino agli ambienti che contano: Quirinale, industria, mercati, personalità internazionali di peso enorme come Mario Draghi. Leggi anche: Bruno Vespa dietro le quinte, "la guerra di trincea tra Di Maio e Salvini" Un punto di riferimento ovvio per chi, spiega il quotidiano torinese, vuole capire cosa succede e cosa succederà in Italia riguardo alla legge di bilancio. Si parla di "BlackRock, Pimco, Norges bank, e poi fondi di Dubai, di Singapore, cinesi e sauditi. Chi detiene grandi fette del debito pubblico italiano starebbe incontrando, a partire dall'ultima settimana di novembre, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti e i suoi uomini più fidati". Il diretto interessato nega di aver mai partecipato a tali incontri, ma la Stampa punta sulle voci filtranti dagli stessi fondi: "I Cinque stelle quasi ci evitano. E le poche volte che li abbiamo incontrati, nei mesi a ridosso delle ultime elezioni, non ci hanno fatto una buona impressione. Ogni volta che ci siamo rivolti alla Lega, invece, abbiamo trovato grande attenzione e ragionevolezza".  La preoccupazione dei fondi d'investimento on è tanto legata alla manovra in sé, quanto all'eventualità di un ritorno immediato al voto. L'ipotesi di un "incidente di percorso, magari prima delle europee" tiene banco da settimane e il giudizio dell'alta finanza è già delineato: una nuova maggioranza di governo di centrodestra "incontrerebbe favori ben più larghi di nuove elezioni, a tutti i livelli istituzionali". Si tratta ora semplicemente di trovare un manipolo di "responsabili M5s" disposti al ribaltone, ma a quello ci stanno già pensando Silvio Berlusconi e gli sherpa di Forza Italia in Parlamento.

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