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L'iniziativa

Perché investire in Italia? Opportunità, lacci e lacciuoli: la tavola rotonda alla Bicocca

4 Luglio 2019

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Perché investire in Italia? Opportunità, lacci e lacciuoli: la tavola rotonda alla Bicocca

Fondazione per la Sussidiarietà e CRISP (Centro di Ricerca Interuniversitario per i servizi di pubblica utilità) hanno organizzato oggi una tavola rotonda intitolata “Perché investire in Italia? Opportunità, lacci e lacciuoli”.

L’evento si è tenuto presso l’Università degli Studi Milano-Bicocca ed è stato realizzato con il contributo di una delle principali aziende internazionali presenti in Italia, British American Tobacco (BAT) che, negli ultimi 4 anni, ha investito nel nostro Paese oltre 845 milioni di euro (di cui quasi 230 nel solo 2018) per l’acquisto di tabacco nazionale, macchinari industriali e in attività di marketing, distribuzione e ricerche di mercato. Con l’obiettivo di raggiungere la cifra di 1 miliardo di euro alla fine del 2019. Con l’acquisizione dell’Ente Tabacchi Italiani S.p.A (ETI), il gruppo British American Tobacco (BAT) nel 2003 si aggiudicò la gara per la privatizzazione dell’ETI, un’operazione da 2,3 miliardi di euro che ha rappresentato uno dei più grandi investimenti mai effettuati in Italia da una società internazionale.

L’attrazione di investimenti in Italia è stato il tema al centro del dibattito che ha visto discutere alcuni economisti e giuristi dell’Università Bicocca e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Negli ultimi 5 anni (2013-2018) i flussi di investimento estero in Italia sono stati in media meno dell’1% del PIL. Si tratta, secondo i dati Eurostat, di uno dei valori più bassi tra i paesi della UE. A titolo esemplificativo, nello stesso periodo, in media i flussi degli investimenti internazionali volti all’acquisizione di partecipazioni "durevoli" (IDE) in Spagna sono stati pari al 2.5% del PIL, in Francia al 1.55%, in Germania al 1.8% e nel Regno Unito al 3.7%. Nel Regno Unito, nonostante le incertezze derivanti dalla Brexit, i flussi di IDE nel 2018 sono stati pari al 2.1% del PIL contro l’1.5% dell’Italia.

Ed è proprio l’incertezza che pesa, a detta di molti investitori e multinazionali, anche sul nostro Paese. Stabilità, prevedibilità, equilibrio e certezza regolatoria e fiscale sono infatti le misure richieste a gran voce dagli investitori. Pertanto la costruzione di un giusto mix tra qualità delle eccellenze italiane, un dialogo aperto, trasparente e costruttivo tra industria e Istituzioni assieme a una corretta pianificazione delle misure fiscali e regolatorie sono gli elementi chiave che possono determinare la capacità di attrazione di nuovi investimenti, o dare continuità a quelli in corso.

La scarsa attrattività del nostro paese è confermata dal comportamento degli stessi imprenditori: considerando solo gli investimenti Greenfield (ovvero quelli che sono rivolti a costruire una attività produttiva fuori dai confini nazionali) nel triennio 2016-2018 il nostro paese ha effettuato all’estero investimenti pari a 3.7 volte quelli ricevuti, contro un valore di 1.6 della media europea. In altri termini il nostro paese è più propenso a investire all’estero di quanto lo siano gli altri paesi verso il nostro.

Quali sono dunque i fattori che determinano la capacità di attrarre investimenti?
Secondo Emilio Colombo, Professore Ordinario di Politica Economica, Università Cattolica del Sacro Cuore “Nei paesi avanzati, le principali variabili macroeconomiche (tasso di crescita del Pil, tasso di inflazione ecc.) svolgono un ruolo marginale; molto più importanti sono le variabili “istituzionali”, che definiscono il clima e il contesto in cui le imprese operano. Tra esse qualità del sistema istituzionale (burocrazia), qualità del sistema legale e flessibilità del mercato del lavoro rivestono un ruolo decisivo. I principali elementi critici evidenziati dagli investitori esteri sono infatti nell’ordine: eccessivo costo del lavoro, scarso supporto alle piccole e medie imprese, scarsa propensione all’innovazione, eccessivo carico fiscale, scarso investimento nella rete infrastrutturale e nel tessuto urbano”.

Per i due docenti dell’Università degli Studi di Milano Bicocca Alessandro Santoro, Professore Associato di Scienza delle finanze e Nicola Sartori, Professore Associato di Diritto Tributario, “Anche la variabile fiscale gioca un ruolo fondamentale nelle scelte di allocazione degli investimenti da parte delle imprese, in particolare di quelle multinazionali. Oltre alla mera quantificazione dell’impatto della tassazione sul rendimento medio dell’investimento e sul rendimento marginale, si deve tenere conto anche degli ingenti costi di adempimento, dovuti alla complessità della struttura sia dell’amministratore fiscale sia della normativa. Inoltre il principale freno degli investimenti in Italia da parte delle multinazionali straniere sembra essere anche la tendenza al mutamento continuo, all’instabilità e all’imprevedibilità dell’evoluzione della normativa fiscale”.

Da ultimo, Emanuele Cusa, Professore Associato di Diritto commerciale, Università degli Studi di Milano-Bicocca ha analizzato le recenti innovazioni legislative per consentire e/o facilitare alle PMI l’accesso al mercato dei capitali di rischio e di debito. Da quelle introdotte dal Governo Monti nel 2012 al più recente Decreto Crescita, in corso di conversione definitiva in Parlamento, hanno avuto il compito di consentire alle PMI italiane di finanziarsi non soltanto ricorrendo al tradizionale mondo bancario (spesso, mediante un eccessivo indebitamento a breve), ma anche (e soprattutto, almeno nelle intenzioni del legislatore) rivolgendosi direttamente al mondo eterogeneo dei finanziatori non bancari.

Fondazione per la Sussidiarietà
La Fondazione è nata nel 2002 e ha come scopo l’approfondimento culturale e scientifico e la diffusione di una visione della società basata sulla centralità della persona e sul principio di sussidiarietà, con particolare rilievo agli aspetti educativi connessi. In coerenza con tale obiettivo svolge ricerche, attività formative, pubblicazioni, seminari, convegni su temi sociali, economici, politici. Presieduta dal professor Giorgio Vittadini, si avvale del lavoro di Dipartimenti scientifici sulle tematiche: banche e finanza, cooperazione e povertà, educazione, welfare, impresa e innovazione, lavoro, mezzogiorno, public utilities, sussidiarietà e stato. www.sussidiarieta.net

CRISP – Centro di ricerca interuniversitario per i servizi di pubblica utilità
Si è costituito nel 1997 e rappresenta un network accademico interdisciplinare finalizzato a condurre ricerche e studi di alto profilo relativi al mondo dei servizi. Il centro è guidato dal Consiglio Scientifico e dal suo Direttore. La sede è situata presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e costituisce anche il punto di riferimento giuridico e amministrativo. Accanto a questa struttura istituzionale opera un team di ricercatori che contribuiscono con la loro expertise agli studi del centro, in settori quali il mercato del lavoro, il sistema sanitario, l’innovazione e management dei servizi, l’istruzione, formazione e capitale umano, ma anche nelle attività di diffusione e di formazione (school).

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