(Adnkronos) - I dati confermano il gap salariale di genere, visto che nella prima fascia (tra gli 8.173 e i 26.000 euro) le donne sono il 54,2% del totale, mentre nell'ultima (tra i 39.000 e i 40.000 euro) sono appena il 22,85%. "Se qualcuno si chiede - dichiara Christian Ferrari, segretario generale della Cgil del Veneto - quale sia oggi la funzione del sindacato, questo primo risultato che abbiamo ottenuto è la risposta, o almeno una delle risposte. Il taglio delle tasse a beneficio delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti non è infatti una gentile concessione del Governo, ma il frutto del percorso di mobilitazione e di lotta che Cgil, Cisl e Uil hanno messo in campo a partire dallo scorso febbraio con la grande manifestazione unitaria di piazza San Giovanni, quando la maggioranza parlamentare era diversa dall'attuale. Quella mobilitazione non è stata isolata né estemporanea, sono state innumerevoli le occasioni in cui, sia a livello nazionale che locale, il sindacato ha fatto sentire la sua voce nelle piazze e nelle sedi istituzionali". "Non abbiamo mai rifiutato il confronto, sia con l'attuale Esecutivo sia con il precedente, mai però rinunciando ad evidenziare uno dei problemi fondamentali del nostro Paese: il basso livello dei salari, che non solo mette in difficoltà le famiglie italiane, ma è la causa principale della stagnazione della domanda interna, senza rilanciare la quale nessuna crescita economica solida sarà possibile. Abbiamo dunque difeso i diritti di chi rappresentiamo, delle persone che per vivere hanno bisogno di lavorare, ma facendolo abbiamo dato un contributo importante all'intero sistema produttivo", sottolinea. "Il Governo si è dimostrato sensibile alle nostre istanze e non facciamo nessuna fatica a dargliene atto. Sottolineando però che questo è solo il primo passo di una riforma complessiva del fisco che deve andare ancor più decisamente nella direzione di una maggiore equità e progressività fiscale. A brevissimo inoltre si aprirà il tavolo sulle pensioni, che verterà sia sulla riforma previdenziale (la legge Fornero penalizza non solo le persone con tanti anni di lavoro alle spalle, ma soprattutto i giovani che rischiano di avere un futuro da pensionati poveri), sia sul livello troppo basso delle pensioni in essere, questione che nell'ultima "Finanziaria" non ha trovato risposta", spiega.




