(Adnkronos) - Per non dire del rischio di crollo del sistema bancario (26%) e dell'Eurozona (17,9%), del declino dei mercati emergenti (5,5%), dell'apprezzamento dell'euro sul dollaro (5,0%) o dei conflitti geopolitici in Medio Oriente (4,6%). Il segnale alla classe politica è forte e chiaro: troppo acerbi i segnali di (lenta) ripresa dopo anni di crisi e un Pil sceso del 9% in cinque anni, perché l'Italia possa giocare con il fuoco dell'ennesima (devastante) crisi politica. La maggiore confidenza sulla propria azienda non basta a rianimare la domanda di lavoro. La prospettiva di una ripresa senza occupazione si fa sempre più concreta. La maggioranza degli imprenditori (61,5%) non prevede variazioni degli organici nel 2014 rispetto ai livelli occupazionali del 2013. Il 13% prevede un aumento dell'occupazione fino al 10% (e il 2% sopra il 10), l'11,2% una riduzione degli organici fino a 10 punti e il 5,5% superiore a 10. Quanto alle priorità per dare una scossa alla crescita centrata sul manifatturiero, in Italia e in Europa, gli imprenditori si esprimono come un sol uomo: il 72% indica l'armonizzazione delle politiche fiscali e la riduzione del prelievo su lavoro e imprese. Insomma, meno tasse in busta paga per lasciare più soldi a lavoratori e imprese, far ripartire consumi e investimenti. Seguono la detassazione degli investimenti in ricerca (33,7%), una politica industriale per la competitività dei settori tradizionali (30,7), una nuova finanza per la capitalizzazione delle imprese (30,1), la riduzione dei costi di energia e logistica (28,9%).(segue)




