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Lavoro, la riforma di PolettiCamusso: contraddittorio

di Lucia Esposito domenica 16 marzo 2014

2' di lettura

E' scontro continuo tra governo e Cgil per quanto riguarda il lavoro. Con la riforma Poletti i contratti a tempo determinato potranno essere sempre senza causale fino a 36 mesi. Viene così superata la precedente disciplina che limitava tale possibilità solo al primo rapporto di lavoro a tempo determinato. Inoltre, la possibilità di prorogare un contratto di lavoro a termine in corso di svolgimento è sempre ammessa, fino ad un massimo di otto volte nei 36 mesi. Ogni datore di lavoro, però, può avere al massimo il 20% di contratti a termine all'interno del suo organico, restando comunque la possibilità di modificare tale limite con la contrattazione collettiva, e tenuto conto delle esigenze di sostituzioni e stagionalità. Le imprese che occupano fino a cinque dipendenti possono comunque stipulare un contratto a termine.    La reazione della Camusso -  Il governo in tema di lavoro è "contraddittorio con gli annunci dati, che parlavano di tutela del lavoro, di dare fiducia ai giovani e, invece, si determina un cumulo di situazioni precarie". Lo afferma il segretario della Cgil, Susanna Camusso, intervenendo a margine del convegno 'In quel giorno del marzo '44 un milione di lavoratori incrociò le braccià che si è tenuto a Palazzo Marino a Milano.Il segretario generale ha assicurato che si proverà a cambiare il decreto sul lavoro come "si fa nella normale dialettica", e replicando al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, si chiede "cosa c'è di certezza nell’avere rinnovi fino a otto volte nell’arco di tre anni. Vuol dire che il lavoratore per tre anni deve aspettare se per otto volte gli viene rinnovato il contratto. Provi a guardarlo dalla parte dei lavoratori, per una volta, e non dalla parte delle imprese". La Camusso nel suo intervento ha ricordato la lunga stagione degli scioperi del '44 e la regola che "dal lavoro e dall’identità dei lavoratori che si ricostruisce la ricchezza. E’ troppo facile fare polemica con chi pensa che si possa andare alla totalità dei rapporti diretti senza modalità di rappresentanza, con chi pensa che valgano solo gli aspetti di costo e non le relazioni tra persone".

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