(Adnkronos) - Le performance piu' interessanti per le 30 aziende che fatturano insieme 2 miliardi di euro giungono nel 57% dei casi dalle vendite negli Stati Uniti, mercato storicamente di riferimento per il vino italiano, maturo secondo alcuni, ma che ha ribadito il suo ruolo fondamentale per le etichette del Bel Paese, nonostante la crisi che anche da New York a Los Angeles ha colpito forte. Si tratta di un mercato in cui il consumo di vino e' ancora basso e, nonostante quello che si possa pensare, esistono dei margini di crescita ulteriori. In piu', il vino italiano e' sugli scaffali e nei ristoranti d'Oltreoceano ben posizionato e possiede una rete "culturale" e commerciale ormai consolidata. Un altro Paese dell'aria nord americana, il Canada, rappresenta per il 47% delle aziende sondate un terminale decisamente interessante. Il 38% del campione individua nella Russia un mercato in crescita e dalla domanda reattiva, specialmente nel "gioco" dei brand del luxury wine. Torna a far parlare di se' il Giappone (per il 28% delle cantine) un mercato che, probabilmente rappresenta ancora l'hub principale del vino italiano in Asia. La scommessa con il mercato cinese, i cui margini di espansione sono evidenti, ma, per il momento, altrettanto evidenti sono le sue criticita', e' per il 28% delle imprese del vino italiano decisamente performante. (segue)




