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Cernobbio, il forum sul lago di Como boccia la Ue: non piace manco agli europeisti

Franco Vergnano
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L'Europa a traino francotedesco non piace a nessuno, ma purtroppo mancano i progetti per cambiarla. E quei (pochissimi) che ci sono, navigano troppo adagio in acque perigliose e piene di scogli. Lo hanno sottolineato ieri alla seconda giornata del forum The European House Ambrosetti di Cernobbio sia l'ex premier e attuale Rettore del Science Po di Parigi, Enrico Letta, sia il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Letta ha messo in evidenza soprattutto la distanza (non solo fisica) dei cittadini rispetto a Bruxelles e la percezione che gli elettori hanno di non poter intervenire in un'istituzione elefantiaca dove i leader negoziano sopra la loro testa, spesso condizionati da vincoli politici nazionali. Non per niente si parla di "euro burocrati". «Quando volevo andarla ad aiutarla a preparare il pranzo, mia nonna mi diceva sempre» ha scandito Letta, «che in cucina c'è posto per un solo cuoco per volta. Non funziona se ce ne sono 27!». Più paludato Mattarella che ha sottolineato la grande occasione mancata, in passato, per avere una Costituzione Ue (bocciata dal no dei parlamenti di Olanda e Francia) e i ritardi di profonde riforme. Un esempio di scarsa efficienza? Cosa ha fatto l'Ue per fronteggiare l'emergenza Coronavirus? Ha reagito poco e male, accumulando ritardi. Inoltre non è stata in grado di trovare politiche unitarie lasciando che ogni Paese procedesse in ordine sparso. Per non parlare del lungo braccio di ferro che ha visto contrapposte le Nazioni del Nord come Olanda, Svezia, Danimarca e Austria (cosiddette, spesso a sproposito "frugali", coi loro privilegi da paradiso fiscale) a quelle mediterranee. Il tutto in una situazione che ha visto la più grande crisi economica e dell'occupazione dalla sua fondazione. Elemento che avrebbe dovuto suggerire comportamenti più virtuosi e meno egocentrici. Anche perché sotto traccia c'è il "rischio di vedere minate le fondamenta stesse del mercato comune", già colpite dal dopo Brexit, e degli scambi commerciali, esiziali per un'Italia che vive grazie all'export manifatturiero. Tutti gli errori della Ue sul Coronavirus sono stati raccolti in un rapporto di the European House Ambrosetti.

 

 

 

Quei pochi interventi finanziari che ci sono stati hanno "avuto un significato economico molto limitato" e "nessun Paese ha finora richiesto i fondi Mes". Su questo versante un sondaggio tra i manager presenti a Villa d'Este ha espresso parere favorevole ad avvalersene per fronteggiare il virus. Ma tornando al rapporto, pure i fondi della Banca europea degli investimenti (Bei) non hanno alleviato la situazione delle Pmi. Solo il 21 luglio s' è raggiunto un accordo sul prossimo bilancio. Con una forte riduzione dei fondi per il "Recovery" e un incremento dei prestiti che vanno restituiti. Ma non basta. Sono state messe grosse ipoteche per il futuro. A cominciare dal fatto che, in ogni caso i quattrini arriveranno solo a metà del 2021, a fronte di specifici progetti (e di riforme) che dovranno avere il via libera di Bruxelles (coi Paesi "frugali" che si sono riservati una sorta di veto) che Conte non ha ancora predisposto. Insomma, questo governo sembra proprio non sapere da che parte cominciare a predisporre i programmi per la ripresa (la Francia l'ha già fatto), nonostante il tempo perso con gli Stati generali durante i quali aziende e categorie produttive avevano chiesto interventi ben precisi come la modernizzazione della Pa.

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