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Giuseppe Conte fregato dall'Europa. I soldi del Recovery arrivano tardi, Italia costretta a chiedere il Mes

Tobia De Stefano
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Il ministro Gualtieri ha fatto i conti senza l'oste. Ieri, in audizione davanti alle commissioni Bilancio e Politiche Ue del Senato, ha esposto in modo chiaro termini e numeri della prossima legge di bilancio. Il presupposto. Faremo debito, tanto altro debito. Parliamo di circa 25 miliardi che porteranno il deficit rispetto al Pil dal 5,7% tendenziale al 7%. Da qui (quest' anno il debito pubblico è arrivato a sfiorare il 160% del Pil) dovrebbe iniziare una lenta e graduale riduzione del rosso dello Stato che però vedrà l'Italia tornare ai livelli pre-Covid, cioè sotto il 130%, solo alla fine del decennio. Abbiamo perso 10 anni. Una situazione drammatica dovuta in buona parte alla pandemia. Ma fin qui nulla di nuovo. L'esponente del Pd però ci ha fatto sapere anche altro. Ha chiarito che già nella prossima Finanziaria inizieremo a usare una parte dei 209 miliardi del Recovery Fund che spetta all'Italia. Quanti? «Quindici miliardi di grants», cioè 15 miliardi di risorse a fondo perduto (all'Italia ne toccano complessivamente 82) che non vanno a incidere sul debito. Qui però i conti di Gualtieri rischiano di non tornare.

 

 

 

Brutte notizie - Da Bruxelles, ormai da giorni, arrivano brutte notizie. I Paesi frugali da una parte e Ungheria e Polonia dall'altra frenano. I primi (Olanda, Finlandia, Austria e Danimarca) chiedono di vincolare in modo stringente, con tanto di sanzioni, gli stanziamenti del Recovery al rispetto dello Stato di diritto (legalità, certezza della legge, eguaglianza e non discriminazione ecc), i secondi, invece, sentendosi chiamati in ballo, sono contrari. Morale della favola, per un motivo o per l'altro, un pezzo importante dell'Unione sta facendo muro. E l'approvazione del Recovery slitta. Il calendario originario prevedeva che governi e Parlamento Ue terminassero il loro negoziato entro il 15 di ottobre per dare poi la possibilità alle Camere nazionali di ratificare l'intesa entro fine anno e ai singoli Paesi di incassare la prima tranche di liquidità in primavera. Il problema è che siamo già in ritardo e la situazione non si è sbloccata, anzi.

Forza Angela - Si spera, come al solito, nella capacità negoziale di Angela Merkel che nel summit di Bruxelles di ieri e oggi dedicato a temi di politica estera sta cercando di trovare un compromesso. Ma se la Merkel dovesse fallire? Gualtieri rischierebbe di trovarsi con una manovra monca, gli mancherebbero 15 miliardi, e soprattutto gli mancherebbe quella leva che secondo i suoi calcoli dovrebbe far crescere il Pil dello 0,2-0,5% all'anno. Insomma, a quel punto per dare uno scossone all'economia non gli resterebbe che attivare il Mes. Un bel guaio per il governo che sui 37 miliardi di prestiti a tassi bassissimi destinati alla sanità ha inscenato uno dei suoi innumerevoli tira e molla. Con il Pd che è favorevole ed M5S contrari a prescindere, perché hanno fatto del no al fondo salva-Stati uno dei loro cavalli di battaglia. Non stupisce quindi che anche ieri, il premier Giuseppe Conte, abbia rivolto un invito a tutti gli Stati membri «a lavorare con coerenza e lealtà per l'impegno politico richiesto dalla sfida del Recovery Fund». «L'accordo Next Generation Eu - ha rimarcato il premier - rappresenta un segnale cruciale per la coesione europea, ma ora è fondamentale la sua attuazione. Dobbiamo lavorare speditamente». Il videomessaggio era indirizzato all'ambasciata tedesca a Roma per le celebrazioni dei 30 anni della riunificazione della Germania. Santa Merkel, aiutaci tu.

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