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Gas russo pagato in rubli, scacco matto all'euro: sanzioni, le conseguenze della vendetta di Putin

Michele Zaccardi
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La reazione russa alle sanzioni europee è arrivata: Mosca accetterà soltanto pagamenti in rubli per le forniture di gas. Non sarà perciò più possibile acquistare metano in dollari o euro, come avvenuto finora. L'annuncio è stato fatto dal presidente russo nel corso di una riunione di governo. «Ho preso la decisione di attuare una serie di misure per passare al pagamento in rubli del nostro gas consegnato a Paesi ostili» ha affermato il capo del Cremlino. Putin ha anche aggiunto che la Russia non interromperà le forniture e rispetterà i contratti: a cambiare sarà soltanto la moneta di regolazione degli scambi.

 

 

SETTIMANA DECISIVA
La Banca centrale russa avrà una settimana di tempo per predisporre i dettagli dell'operazione. Il provvedimento ha subito rivitalizzato il rublo, crollato del 40% dall'inizio del conflitto: per comprare un dollaro ce ne vogliono 96 contro i 106 di ieri mattina. L'obiettivo della misura, infatti, è quello di sostenere il valore della moneta, aggirando il congelamento delle riserve in valuta pregiata detenute all'estero. In questo modo, l'Unione europea è obbligata a scambiare euro o dollari per rubli se vuole acquistare il gas russo. Le cifre in gioco sono importanti. Secondo Eurostat, soltanto nel primo semestre del 2021, quando i prezzi erano ancora contenuti, i Paesi Ue hanno acquistato gas da Mosca per 16,9 miliardi di euro. Al momento, la decisione riguarda solo il metano ma non è escluso che possa essere esteso anche ad altri prodotti energetici importati dalla Russia, in particolare il petrolio, per un valore che potrebbe raggiungere gli 80/100 miliardi di euro all'anno.

 

 

La misura ha immediatamente fatto sentire i suoi effetti sui mercati. Il prezzo del gas quotato al Ttf di Amsterdam è aumentato del 16% a 114 euro al megawattora, mentre le borse europee hanno chiuso in calo. Il Ftse-Mib ha perso lo 0,96%, Francoforte l'1,31% e Parigi l'1,17%. Apesare sull'andamento dei listini è stato anche l'annuncio di nuove sanzioni contro oligarchi e politici russi da parte del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, in visita a Bruxelles. Sembra invece tirare un sospiro di sollievo la Borsa di Mosca che riaprirà oggi, dopo la chiusura del 25 febbraio. Alle contrattazioni al Moex, 842 miliardi di dollari di capitalizzazione, saranno riammessi i titoli di 33 società su 50, tra cui Gazprom e Lukoil. Tuttavia i limiti rimangono stringenti: sono vietate le vendite allo scoperto, operazioni con la quali si scommette al ribasso sulle quotazioni. Nel frattempo Putin si ritrova a dover gestire il crescente dissenso interno, soprattutto ai più alti livelli. Ieri ha dato le sue dimissioni da inviato speciale per il clima Anatoly Chubais, l'architetto delle privatizzazioni degli anni '90, uomo vicinissimo al presidente russo. Ma a voltare le spalle a Putin sarebbe stata anche la governatrice della Banca Centrale, Elvira Nabiullina. Secondo Bloomberg, all'indomani dell'invasione dell'Ucraina, Nabiullina avrebbe presentato le proprie dimissioni ricevendo però il rifiuto del presidente russo. Per la Nabiullina Putin avreb fatto «precipitare l'economia russa in una fogna».

 

 

LA REAZIONE
Per far fronte ai rincari energetici, tra oggi e domani si terrà il consiglio Ue. Anche se non dovrebbero essere discusse eventuali ritorsioni nei confronti del blocco dei pagamenti del gas in valute diverse dal rublo, come l'embargo delle importazioni di petrolio, la Commissione europea presenterà una proposta diretta a colpire Mosca. Secondo la bozza del provvedimento, ai gestori degli impanti di stoccaggio del gas sarà richiesta una certificazione, in mancanza della quale i depositi verranno esprorpiati. La misura potrebbe riguardare Gazprom, che controlla otto siti in cinque Paesi europei attraverso Gazprom Germania, per un volume pari al 5% del totale del gas depositato in Ue. 

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