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Il piano Gates-Zuckerberg: cibo vero solo per i ricchi

Attilio Barbieri
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Due fra i profeti indiscussi dei “novel food”, i cibi di laboratorio o a base di insetti, investono pesantemente nell’agricoltura e nell’allevamento tradizionali. Il fondatore della Microsoft Bill Gates che è pure uno dei maggiori investitori in alimenti artificiali ha acquistato negli Stati Uniti 1.100 chilometri quadrati di terreni, diventando il primo “farmer” degli States. Mentre il profeta dei social, Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, ha annunciato in questi giorni di aver avviato nel suo ranch di Ko’olau sull’isola di Kaukai (nelle Hawaii) l’allevamento di bestiame delle razze waygu e Aberdeen angus. Con l’obiettivo di produrre carne di altissima qualità, destinata ai paperoni che si possono permettere di portare a tavola bistecche da duecento dollari al chilogrammo.

 

 


Ma né l’uno né l’altro tradiscono in questo modo il verbo green di cui restano due alfieri indiscussi. Si calcola che il fondatore della Microsoft abbia mosso sul mercato americano dei capitali circa 2 miliardi di dollari fra investimenti diretti e indiretti in alcune delle aziende produttrici di carne o latte artificiali: Upside Food, Impossible Food, Beyond Meat, Ginkgo Bioworks, BioMilq, Motif Foodworks. Assieme a Richard Branson, il vulcanico imprenditore britannico, fondatore del Virgin Group, ha sostenuto un importante round di finanziamento nella Upside Food, il primo unicorno del settore con un valore di mercato di oltre un miliardo. Eppure, mentre sostiene attivamente l’industria dei cibi Frankenstein, Bill Gates continua ad acquistare terreni coltivabili. Ne possiede ora tantissimi, sparsi in 19 stati degli Usa. Secondo la rivista Land Report, “Farmer Bill” ha abbondantemente superato i 115mila ettari di proprietà, acquisiti attraverso la sua holding Cascade e le controllate Red River Trust e Cottonwood Ag Management, che hanno fatto incetta di terreni agricoli di alta qualità, tutti “investment-grade”, dove si coltivano prodotti facilmente monetizzabili. 

 

 

 

Diversa l’avventura del numero uno di Meta-Facebook che l’altroieri ha annunciato con un post sul suo social, di aver avviato l’allevamento di bovini per produrre «carne di manzo della più alta qualità al mondo. I bovini sono wagyu e angus e cresceranno mangiando farina di noci di macadamia e bevendo birra che produciamo qui nel ranch». Il cowboy Zuckerberg spiega che ogni bovino «mangia da 5mila a 10mila libbre di cibo ogni anno, quindi si tratta di un sacco di acri di alberi di macadamia. Le mie figlie aiutano a piantare gli alberi e si prendono cura dei nostri animali. Siamo ancora all’inizio del viaggio», puntualizza, «ed è divertente migliorarlo ogni stagione. Di tutti i miei progetti, questo è il più delizioso». 

 

Nessuna svolta tradizionalista. Né Zuckerberg né Gates rinnegano nulla di quel che hanno fatto nell’ultimo decennio per accreditare i cibi artificiali come l’unica opzione per salvare la Terra. Bill a suon di miliardi e Mark influenzando pesantemente il dibattito sui cibi di laboratorio, al punto da bannare chi si permetta di pubblicare su suoi social riferimenti alla «carne sintetica» che può essere definita solo «carne coltivata». Ma gli hamburger vegetali prodotti da Beyond Meat o le bistecche fatte nel bioreattore da Upside Food serviranno a sfamare gli straccioni in chiave «green». O almeno così vogliono farci credere. Per i ricchi, invece, i vegetali di alta qualità prodotti nei campi dell’inventore di Microsoft e le bistecche di wagyu di Zuckerberg, che valgono tanto oro quanto pesano, ottenute dai manzi “ubriaconi” allevati con la farina ricavata dalle noci di macadamia. Il resto del mondo, secondo loro, deve adeguarsi ai diktat della crociata ambientalista contro gli allevamenti e le coltivazioni intensive, ritenuti dannosi per la salute del pianeta. 

 

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