L'Italia è più affidabile della Francia

Il quotidiano francese Les Echos: "Il debito di Roma è meno caro di quello di Parigi. Merito del governo Meloni"
di Michele Zaccardimartedì 8 luglio 2025
 L'Italia è più affidabile della Francia

4' di lettura

Lo storico sorpasso avviene dopo vent’anni. Per la prima volta dal 2005, il debito italiano è ritenuto più affidabile di quello francese. Almeno sulle scadenze fino a cinque anni. Il merito? Della forza e flessibilità dell’economia italiana, certo, ma anche della serietà che il governo Meloni ha seguito nella gestione dei conti pubblici. Un approccio prudente che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha più volte ribadito, consapevole delle tensioni a livello internazionale e dell’eredità venefica del Superbonus e dei vari bonus edilizi introdotti dal governo Conte 2, costati 229 miliardi di euro e che peseranno sul debito pubblico fino al 2027. E dunque il sorpasso sui mercati rispetto a Parigi appare tanto più sorprendente.

A riportare il dato (con un titolo inequivocabile: “L’Italia paga il suo debito meno della Francia”) è il più autorevole quotidiano economico francese, Les Echos. Come scrive il giornale, «il rendimento delle obbligazioni di Stato italiane è calato grazie ad una maggiore fiducia nell’economia del Paese. Roma si è finanziata a 5 anni spendendo meno di Parigi per la prima volta dal 2005». In particolare, venerdì scorso, il rendimento del Btp a 2 anni si è attestato al 2,04%, contro il 2,11% dell’omologo francese (lo spread- ovvero la differenza- è di 7 punti), mentre il Btp a 5 anni rendeva il 2,67%, contro il 2,69% dell’Oat francese della stessa durata (-1,7). I titoli a 10 annidi Parigi invece sono ancora percepiti come più sicuri di quelli italiani: il rendimento del Btp a 10 anni venerdì era al 3,46% contro il 3,29% di quello francese. E anche ieri il differenziale di rendimento è rimasto pressoché invariato. L’Oat francese infatti ha chiuso in leggero aumento (+1,76%) con un tasso del 3,32%. In crescita (+1,73%) anche il rendimento del Btp che ha chiuso a 3,51%.

In ogni caso, anche considerata la recente performance del decennale italiano nei confronti del pari durata tedesco, il trend è chiaro: nonostante l’elevato debito pubblico e le incognite dell’economia internazionale, alle prese con i dazi e le tensioni generate dalle guerre in corso, i mercati ripongono una fiducia elevata nel governo Meloni.

E non a caso è lo stesso Les Echos a sottolinearlo. «Gli investitori» scrive il quotidiano «sono sedotti dalla politica economica condotta da Giorgia Meloni, molto favorevole ai mercati, e dalle prospettive non indifferenti di crescita. Inoltre, grazie al suo surplus di bilancio, l’Italia potrà acquistare una determinata quantità di obbligazioni a medio termine dai loro proprietari, riducendo così il suo indebitamento e creando una domanda per quei titoli. Ciò potrebbe far crescere il loro valore e diminuire il tasso (i prezzi si muovono in senso inverso ai rendimenti, ndr)». Non solo. Secondo il giornale economico, «lo stravolgimento della gerarchia dei debitori europei prosegue inesorabilmente» ed è la «Francia che ne fa le spese». «Soprattutto» aggiunge Les Echos «l’Italia, abituata agli psicodrammi politici, mostra una stabilità che rafforza la qualità del suo credito. S&P Global ratings ha aumentato la nota di Roma a BBB+ lo scorso aprile. Moody’s e Fitch hanno da parte loro uno sguardo positivo sul Paese, segnale di un possibile miglioramento del loro rating nei prossimi 6 mesi. Sono tutti “atout” (mezzi, ndr) di cui la Francia non può vantarsi.

Dall’estate scorsa, quando Macron ha sciolto a sorpresa l’Assemblea nazionale portando i francesi ad elezioni anticipate, il Paese fatica infatti a rimettersi in marcia. Dopo il governo Barnier, ora anche l’esecutivo Bayrou rischia di venire sfiduciato sulla legge di bilancio. Insomma, i conti pubblici di Parigi sono un grosso problema. E rischiano di portare i francesi a nuove elezioni dopo soltanto un anno. Anche perché, spiega Les Echos, «la minaccia di una sfiducia al governo Bayrou sul bilancio si sta delineando. E saranno necessari sforzi ulteriori per mantenere la promessa di un deficit limitato al 5,4% del Pil nel 2025».

Parla di «segnale dal forte valore simbolico» il sottosegretario all’Economia, Lucia Albano, che lo ritiene una «conferma» del «crescente consolidarsi della fiducia dei mercati nei confronti dell’Italia. Una tendenza che appare strutturale e che potrebbe presto estendersi anche ai titoli decennali». «Questi dati» aggiunge Albano «rappresentano una conferma concreta della crescente credibilità internazionale del governo Meloni, frutto di una gestione responsabile dei conti pubblici e di una politica economica orientata alla stabilità e alla crescita».

Del resto anche lo spread con i bund tedeschi, scivolato stabilmente sotto quota 90 (ieri ha chiuso in calo a quota 87,47), segnala la ritrovata fiducia degli investitori nel debito italiano nonostante navighi intorno al 135%, il più alto d’Europa dopo quello greco al 153%. Ma ora quello francese, al 114%, spaventa di più.