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La nuova Montepaschi pronta a spiccare il volo

Da Cenerentola a principessa. Non ci sono zucche, scarpette o bacchette magiche, ma Mps si prepara ad indossare abiti nuovi e scintillanti dopo il percorso di risanamento
di Sandro Iacomettilunedì 5 gennaio 2026
La nuova Montepaschi pronta a spiccare il volo

3' di lettura

Da Cenerentola a principessa. Non ci sono zucche, scarpette o bacchette magiche, ma Mps si prepara ad indossare abiti nuovi e scintillanti dopo il percorso di risanamento portato avanti da Luigi Lovaglio che non solo ha portato l’azione, come ha recentemente ricordato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, dagli 1,95 euro del 2022 agli 8 euro attuali, ma ha consentito alla banca senese di conquistare il salotto buono di Mediobanca, finora considerato inviolabile. Mps ora è grande, patrimonializzata e redditizia. E il prossimo 4 febbraio l’assemblea dei soci sarà chiamata a dare vita al nuovo corso, che prevede «un allineamento» dello statuto che tenga in considerazione il «profilo di gruppo» e la «posizione» del Monte dei Paschi «nel contesto bancario» dopo la conquista di Piazzetta Cuccia. Tra le modifiche proposte dal management spiccano l'adozione della lista del cda, l'abbattimento al 5% delle riserve sugli utili, l'innalzamento dei tetti ai bonus e la rimozione dei limiti di mandato per gli amministratori.

L'introduzione della lista del cda, spiega Mps nella relazione che sarà presentata in assemblea, garantisce «maggiore flessibilità del meccanismo di elezione» del consiglio e tiene conto «delle variazioni alla compagine azionaria», con «il venir meno del controllo» del Tesoro. La lista del cda, maggiorata di un terzo rispetto ai consiglieri da eleggere e approvata a maggioranza dei due terzi, come previsto dalla Legge Capitali, andrà depositata con 40 giorni di anticipo rispetto alla data dell'assemblea e 15 giorni prima del termine concesso ai soci per la presentazione delle liste. Il riparto dei posti in consiglio avverrà con il metodo dei quozienti ma alla lista giunta prima verrà riservata almeno la «metà più 1 degli amministratori» mentre alle minoranze verranno garantiti «almeno 2 consiglieri», così da tutelare sia «l'esigenza della governabilità» che la «salvaguardia delle minoranze».

Se a vincere sarà la lista del cda, le minoranze, a cui spetterà la presidenza del comitato rischi, avranno diritto ad almeno il 20% dei posti in consiglio anche con meno del 20% dei voti mentre al di sopra di quella soglia la rappresentanza sarà proporzionale. Al voto sui singoli candidati parteciperanno anche i soci che non hanno sostenuto la lista del cda, la cui introduzione offre un'alternativa alle liste di maggioranza dei soci, che la Bce ha precluso a Delfin e Caltagirone. L'abolizione della riserva statutaria del 25% e il dimezzamento dal 10% al 5% di quella legale sono motivate con l'esigenza di poter distribuire «una maggior quota degli utili» sotto forma di "dividendo», grazie alla «rafforzata situazione finanziaria e patrimoniale» e al «miglioramento della profittabilità» del Monte. Per il cda ci sono «i presupposti per una significativa creazione di valore» e «una solida remunerazione per gli azionisti», in merito alla quale Siena si è già impegnata a un pay-out «fino al 100%» dell'utile netto. Tra le novità dello statuto anche la possibilità per l'assemblea di alzare il tetto della parte variabile della remunerazione dal rapporto di uno a uno a quello di due a uno con la parte fissa, così da «mantenere competitività sul mercato» per attrarre il personale strategico. Anche la proposta di eliminare il limite dei tre mandati, che consentirà la ricandidatura del presidente Nicola Maione, allinea Mps agli «altri primari istituti» italiani focalizzando la scelta dei candidati «sulle loro esperienze, competenze e professionalità».