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Contro il caro-carburanti Meno Europa e più carbone

L’Italia ha due opzioni: costringere l’Ue a cambiare il sistema dei certificati di emissione e tornare a usare i combustibili fossili per produrre elettricità
di Fabio Dragonigiovedì 9 aprile 2026
Contro il caro-carburanti Meno Europa e più carbone

3' di lettura

Dai tweet di fuoco (di Donald Trump) al “cessate il fuoco” ottenuto grazie anche all’intensa azione diplomatica di paesi come Turchia, Egitto, Cina e soprattutto Pakistan. E purtroppo in bilico dopo l’attacco di Israele in Libano. Ora rimangono 14 giorni per risolvere i due dossier più complicati: il nucleare iraniano e lo stretto di Hormuz. Ma soprattutto: quando riavremo un prezzo decente alla pompa di benzina? Quello che accade alle petroliere in navigazione incide sicuramente e senza mediazioni alla stazione di servizio. «Ancora troppo presto per capire che piega prenderà la possibile normalizzazione del traffico nello stretto» spiegano gli analisti di T Commodity ai loro clienti. «Un conto è la libera navigazione e quindi un ritorno allo status quo ex ante. Altro è l’istituzionalizzazione di un regime controllato con un controllo della navigazione magari in partnership fra Stati Uniti ed Iran. Ad ora si può escludere un regime di pedaggio o di chiusura ad opera di Teheran». L’effetto sul prezzo del petrolio si è visto. Nei due mercati di riferimento, vale a dire Wti per gli Usa e Brent per il Nord Europa, si sono registrate forti correzioni al ribasso. Da 110 a circa 95 in entrambi i casi. E perché il prezzo della benzina e del diesel possa scendere, la quotazione del greggio al barile (che ricordiamo sono intorno a 160 litri) è un prerequisito essenziale. Ma non è così semplice e non è sufficiente. Primo perché prima dello scoppio del conflitto il prezzo oscillava intorno ai 65 dollari al barile. Secondo perché sul prezzo finale incidono altri tre fattori: (1) il costo di produzione e distribuzione del carburante. Cioè il margine di chi raffina il petrolio e di chi lo distribuisce. (2) Il cambio, perché il petrolio è acquistato in dollari ma viene venduto a noi in euro. (3) Le pretese dello Stato che sul carburante applica le accise (una tassa fissa al litro) e l’Iva; quest’ultima variabile in base al prezzo e calcolata sul costo industriale e sull’accisa. Una tassa sulla tassa, insomma.

Venendo al primo punto, il costo di produzione della benzina e del diesel non è un dettaglio. Il petrolio va raffinato per ottenere il carburante. In Italia di raffinerie ne abbiamo chiuse alcune perché l’ideologia verde ce lo ha imposto. Oggi scopriamo che anche la raffinazione è un collo di bottiglia. Le materie prime, come il petrolio, vanno estratte o comprate ma in ogni caso lavorate. Il costo della raffinazione in questi ultimi giorni è salito dal momento che sono stati messi fuori gioco anche alcuni impianti nel Golfo. Siti produttivi bombardati dai droni e non dal Green New Deal per intendersi. Il margine di raffinazione stimato da Rbn Energy è salito dal 20% circa di inizio anno ad oltre il 40% attuale. Si sono addirittura toccate punte di oltre il 55%. Il mondo dopo lo shock iniziale ha però iniziato a rimettere in moto le raffinerie. Se si prosegue su questa strada, buon segno. Checché ne dica il Bonelli di turno. Il governo lato suo ha abbassato le accise anche se in misura temporanea. Il risparmio si è visto. Intorno a 20-25 centesimi a litro.

Qui il governo Meloni avrebbe a disposizione altre due leve importanti per spingere al ribasso il prezzo del carburante. E su entrambi i dossier ci sta pensando. Il primo è rivedere drasticamente il sistema degli Ets che altro non sono che certificati (cioè tasse) che deve acquistare sul mercato chi emette CO2 e gas serra come appunto le raffinerie. Purtroppo qui la nostra sovranità è limitata. La materia coinvolge Bruxelles. Il governo può però instaurare un contenzioso rimborsando questi costi ai raffinatori. Da capire quanto lo scenario sia possibile. La seconda leva è iniziare a consumare carbone per produrre energia elettrica risparmiando petrolio. E quest’ultimo potrebbe entrare dritto in raffineria anziché in centrale. I sette miliardi di KWh generati bruciando il greggio potrebbero venire dal carbone. E sempre bruciando il carbone potremmo risparmiare gas. Insomma se il governo si ingegna in pochi mesi potremmo tornare alla quasi normalità. Facciamogli coraggio.