No, non c'è un vincitore. Né Donald Trump né Joe Biden, che nella notte del voto negli Stati Uniti ha subito la rimonta del primo, inattesa, che nessun sondaggio aveva pronosticato. Il punto è che ci sono 102 milioni di voti espressi per corrispondenza, un numero che non ha precedenti: in molti hanno scelto la posta per paura dei seggi al tempo del coronavirus. E il conteggio dei voti postali è molto più lungo e laborioso. Per essere eletti, bisogna avere 270 grandi elettori: Biden ad ora ne ha 244, Trump 217. Ma con gli stati dove tutto si deciderà col voto per posta, l'esito delle elezioni potrebbe essere ribaltato.
Nel dettaglio, a Trump ora basterebbero 54 grandi elettori, che potrebbe ottenere con diverse combinazioni. La prima: vittoria in Georgia, Wisconsin, Michigan e North Carolina. La seconda: Pennsylvania e tre stati qualunque, su quattro, tra Georgia, Wisconsin, Michigan e North Carolina. Biden potrebbe vincere conquistando, oltre all'Arizona dove è in vantaggio, la Georgia e uno stato tra Michigan e Pennsylvania. Insomma, la storia è ancora tutto da scrivere. Quando arriveranno i dati mancanti? Per il Nevada, occorrerà aspettare la fine della mattinata italiana, così come per i dati di Milwaukee, decisivi per il Wisconsin. I dati della Georgia potrebbero arrivare nel pomeriggio italiano. Non si sa quando arriveranno North Carolina, pennsylvania e Michigan.
Ma non è tutto. Vi è un ultimo, pazzesco, scenario. Un pareggio: 269 grandi elettori a testa. E, come spiega il Corriere.it, si entrerebbe nella cosiddetta "contingent election". Il dodicesimo emendamento, in questa clamorosa circostanza, prevede che la palla passi alla Camera, quella appena eletta, a maggioranza democratica. I deputati non votano però singolarmente, la decisione spetta alla maggioranza della delegazione congressuale di ciascuno Stato. Se si verificasse un inedito pareggio, il voto di quello Stato non conta. Per eleggere un presidente in questo scenario servono 26 voti: se non ci sono entra in carica il vicepresidente, scelto invece a maggioranza dal Senato (che è rimasto a maggioranza repubblicana). Una lunga catena di ipotesi e intrecci, ma democratici e repubblicani, in un contesto con pochissimi precedenti, si stanno preparando anche a quello. Così come Trump, lo ha annunciato lui stesso, sta già preparando il ricorso alla Corte Suprema.




