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Gaza, il cerchiobottismo dei soliti noti di sinistra: le ragioni del portafogli

Leporello
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Indietro tutta: “Assedio a Gaza”, “Tensione e paura”, “il conflitto s’allarga”, “Rischio escalation”. La campana dell’indietro tutta diffonde i suoi rintocchi nella piazza della pubblica informazione.

Se è vero che la “guera è guera” come dice Rino Barillari, King dei paparazzi capitolini, è ancor più vero che l’opinione di questi volponi di opinionisti nostrani è assai più piuma al vento dell’aria intonata dal duca di Mantova nel Rigoletto.

Ma ce n’è anche della Tosca: l’ora del distinguo pensoso è fuggita. Batte la lingua sul tamburo delle fattucchiere nostre, ovvero i giornali di John Elkann, quello di Carlo De Benedetti e la tivù di Urbano Cairo e così editorialisti & commentatori sfumano la propria indignazione cieca, pronta e assoluta per l’attacco di Hamas e dubitano e si tormentano perplessità sulla risposta di Israele.

Dopo aver glissato e financo condiviso l’assedio senza cibo, acqua e luce e i bombardamenti indiscriminati con fosforo bianco (che al contrario di quello “innocuo” usato in Ucraina, fa male!), ecco che i nostri eroi si riaccorgono del dramma di Gaza – che è quello di sempre – di una popolazione palestinese stremata, dei corridoi umanitari bloccati con due milioni di profughi che seppur volessero muoversi non avrebbero dove andare.

Il tutto con la riscoperta ciclica che l’Unione europea non conta nulla; che l’America di Joe Biden non ha più presa sugli arabi; che la Cina – giammai vicina – la pensa diversamente dall’Occidente e che il conflitto potrebbe detonare. Niente di strano, niente di nuovo. Chiamasi cerchiobottismo: l’evergreen che la ragione non può capire, ma il portafogli sì. 

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