C'è un buco temporale nella tragedia di Crans-Montana. Gli investigatori stanno cercando di comprendere le mosse di Jacques e Jessica Moretti dopo l'incendio. In particolare i movimenti dell'uomo da quando si precipita al Constellation in fiamme a quando viene sentito dalla polizia dieci ore dopo. "Si sta tentando di distruggere le prove", il grido delle famiglie delle vittime. In quelle ore, infatti, sono state rimosse tutte le tracce digitali de locale. Per questo motivo l’avvocato Romain Jordan ha invitato la procura a emettere un’ordinanza nei confronti di Facebook per ottenere tutto.
Jacque Moretti ha dichiarato alla polizia che le carte sulla ristrutturazione del 2015 – che porta all’installazione della schiuma infiammabile – sono perdute in due esondazioni verificatesi negli ultimi 5 anni. "Abbiamo buttato via un sacco di documenti contabili danneggiati", ha detto. Ieri, giovedì 15 gennaio, il Tg1 ha ripreso degli uomini mentre stavano effettuando un trasloco di scatoloni e mobili fuori da un altro locale dei coniugi Moretti. "Per una vittima quello che conta è ottenere un’inchiesta completa possibile. È necessario che l’indagine sia preservata in tutti i modi dalla distruzione di documenti o da manovre collusive. Solo così ci avviciniamo alla verità", ha spiegato a Repubblica Albert Habib, un avvocato delle famiglie.
Crans-Montana, "Stato italiano parte civile": la mossa del governo Meloni
Lo Stato italiano e il governo Meloni non lasceranno sole le famiglie delle vittime della strage di Capodanno di Crans M..."Siamo andati all’ingresso di servizio, chiuso a chiave - il racconto di Jacques della notte dell'incendio -. Con due persone abbiamo forzato la porta, che alla fine ha ceduto, spalancandosi verso l’esterno. C’è un chiavistello in cima, si è piegato. Ci siamo imbattuti in cinque o sei persone a terra". Versione pi confermata da Paolo Campolo, italiano tra i soccorritori: "Vidi dei corpi all’interno, contro il vetro. È arrivato un altro tizio e mi ha aiutato ad aprire la porta. Abbiamo forzato la maniglia". Il testimone ha ricordato "una persona che parlava italiano e che si trovava nel corridoio. È intervenuto dicendo che non dovevamo mai toccare le vittime". Poi Campolo ha intravisto un tavolo "bloccava il passaggio. Per me era stato messo lì per impedire che i feriti venissero evacuati", senza fare riferimento a Jacques.
Subito dopo Jacque, fuori dal locale in fiamme, ha gridato alla moglie di tornare a casa: "Volevo proteggerla". "Ha avuto contatti con qualche dipendente?", gli ha domandato alla polizia. "Sì, mia moglie. Anche Jean-Marc Gabrielli", ovvero il "figlio adottivo" della coppia. "Ci incoraggiavano a portare le cameriere sulle spalle con i bengala. Eravamo molto vicini al soffitto. Ed è per questo che ho smesso di farlo. C’era una tenda nera che copriva l’uscita di emergenza. Il piccolo logo verde sopra era inutile perché obsoleto", la denuncia di alcuni loro ex dipendenti.




