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Lotta al coltello nel Labour: Starmer ha i giorni contati

di Dario Mazzocchivenerdì 6 febbraio 2026
Lotta al coltello nel Labour: Starmer ha i giorni contati

3' di lettura

È solo l’ultimo dei grattacapi che deve risolvere, ma potrebbe essere quello fatale per il suo mandato sempre più fragile. Il primo ministro britannico Keir Starmer si trova infatti nella delicata posizione di dover rispondere ai deputati laburisti e all’intera opinione pubblica sui motivi che lo avevano portato a nominare Peter Mandelson ambasciatore negli Stati Uniti. Quello di Mandelson, eminenza grigia della sinistra d’Oltremanica, è uno dei nomi di spicco emersi dai faldoni che contengono le mail inviate dal miliardario pedofilo Jeffrey Epstein: le foto che lo ritraggono nelle residenze di Epstein in compagnia di alcune ragazze e le ultime rivelazioni – che comprendono la diffusione di informazioni governative e pagamenti a suo favore e a favore del marito – hanno contribuito alle dimissioni di Mandelson dalla Camera dei Lord e dal Partito laburista. Ma non basta.

Avrebbe infatti mentito alle domande durante le procedure di verifica sui rapporti con Epstein, con dichiarazioni fuorvianti sul fatto che avesse soggiornato da lui anche dopo la prima condanna del 2008. Una storia che ricalca quella dell’ormai ex principe Andrea, allontanato dal fratello, re Carlo, dalla residenza di Windsor dopo l’ennesimo imbarazzo provocato dal suo coinvolgimento nello scandalo. Starmer ieri ha provato ad appigliarsi alla necessità di rivedere gli schemi con cui vengono condotte le procedure di verifica, scaricando la responsabilità sui servizi di sicurezza. Una posizione che non ha convinto e che ha spinto molti critici – laburisti compresi – a chiedergli come mai avesse deciso di nominare proprio Mandelson per il ruolo di ambasciatore a Washington, nonostante i suoi legami con Epstein fossero comunque noti. Mandelson è stato rimosso dall’incarico lo scorso settembre, dopo nemmeno un anno di mandato.


«È stata condotta un’attività di controllo che si è conclusa con una serie di domande, perché volevo avere chiarimenti su alcune questioni, male risposte fornite non sono state veritiere», ha ammesso il primo ministro da un evento nel Sussex. Ha quindi espresso tutto il suo dolore per le vittime di Epstein, «che hanno convissuto con un trauma che la maggior parte di noi difficilmente può comprendere». L’interrogativo resta: come ha fatto a fidarsi di Mandelson, al di là del suo prestigioso curriculum che lo ha visto ricoprire importanti ruoli con Tony Blair – è stato definito «l’architetto del New Labour» – e Gordon Brown, gli ultimi due primi ministri laburisti prima di Starmer? La domanda arriva da più voci del partito. Il Guardian, quotidiano progressista, ha raccolto alcuni sfoghi. Un ex ministro ha dichiarato: «Abbiamo avuto molte giornate difficili di recente, ma questa credo sia la peggiore finora», mentre un deputato ha avvertito: «La fiducia non è infinita. Personalmente non sono sicuro che potrei convincermi a sostenere il primo ministro». 

Affermazioni che evidenziano tutta la tensione che si respira nella sinistra britannica. A guidare la ribellione è Angela Rayner, detta la Rossa e non solo per il colore dei capelli. Ha presentato un emendamento per la pubblicazione dei documenti relativi alla nomina di Mandelson e alla portata del suo rapporto con Epstein. Rayner si è dimessa nel 2025 da vice primo ministro e ministra per l’Edilizia abitativa per una controversia legata al mancato pagamento di un’imposta da 40.000 sterline su un immobile, ritrovandosi senza il sostegno di Starmer. Da allora cova vendetta, tenendo conto che il primo ministro fa invece quadrato attorno a Rachel Reeves, ministra delle Finanze, finita sotto esame per una violazione delle regole sugli affitti – un equivoco, a detta sua – e per aver rappresentato in modo non corretto il suo incarico alla Banca d’Inghilterra, definendosi economista mentre si occupava in realtà di relazioni con i clienti. I precedenti includono poi la sospensione di diversi deputati dell’ala più critica del partito per aver votato contro alcune politiche sul welfare: la maggior parte è tornata nei ranghi, ma qualcuno ha lasciato il Labour per fondare nuovi gruppi parlamentari. L’affare Mandelson ha riportato a galla anche la sorte dell’ex deputato Dan Norris, sospeso ad aprile dopo l’arresto con le accuse di stupro e reati sessuali su minori: le indagini proseguono e, di fatto, non si è mai dimesso dal Parlamento.