Giudici contro governo nel Regno Unito. Tre togati di alto grado, senior judges secondo la nomenclatura inglese, hanno bocciato il decreto con cui la scorsa estate il governo di Keir Starmer aveva messo al bando il gruppo “Palestine Action” ai sensi della legge contro il terrorismo. L’Alta Corte d’Inghilterra ha così intimato al ministero degli Interni di Londra guidato dalla segretaria di Stato Shabana Mahmood di lasciar cadere nel vuoto la decisione presa da Yvette Cooper, passata nel frattempo alla guida del Foreign Office. Il tribunale ha dato dunque ragione alla cofondatrice di Palestine Action, la 31enne Huda Ammori, cittadina britannica di padre palestinese e madre irachena, secondo cui la decisione della signora Cooper ha violato i diritti della libertà di espressione e di assemblea protetti dagli articoli 10 e 11 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
La pronuncia non fa però chiarezza, osserva il Guardian: da un lato perché dallo scorso novembre circa 2.500 persone sono state arrestate per legami con la sigla fondata da Ammori; dall’altro perché la ministra Mahmood ha subito annunciato ricorso contro la decisione dell’Alta Corte, che, a dispetto del nome, è un tribunale di primo grado. Secondo la stampa inglese il destino di oltre 2.500 persone, arrestate per aver sostenuto Palestine Action, resta così nel limbo. A complicare la vicenda, si aggiunge la decisione di Dame Victoria Sharp, la presidente della King’s Bench Division (il Tribunale Regio dell’Alta Corte), di non revocare l’ordinanza di divieto del gruppo fino a quando entrambe le parti avranno avuto la possibilità di presentare le proprie argomentazioni. Per adesso la Ammori si è espressa solo su X con un «grazie a tutti coloro che si sono opposti alla messa al bando di Palestine Action e hanno resistito insieme a noi per porre fine all'industria delle armi israeliane. Abbiamo vinto!». Ma perché il governo se l’era presa contro il suo movimento? In un memorandum il ministero degli Interni spiega che «Palestine Action è un gruppo filopalestinese che ha dichiarato di voler sostenere la sovranità palestinese e ricorre a tattiche di azione criminale diretta per fermare la vendita e l’esportazione di attrezzature militari a Israele. Fin dalla sua fondazione nel 2020, Palestine Action ha orchestrato una campagna di azioni criminali dirette contro aziende e istituzioni, comprese le principali infrastrutture nazionali e le aziende della difesa che forniscono servizi e rifornimenti a sostegno dell’Ucraina, alla Nato, agli alleati Five Eyes (Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti, nda) e all'impresa di difesa del Regno Unito». Il governo osserva anche come dal 2024 l’attività del gruppo «sia aumentata in frequenza e gravità, i suoi metodi sono diventati più aggressivi, con i suoi membri che dimostrano la volontà di ricorrere alla violenza (...); in diversi attacchi, Palestine Action ha commesso atti di grave danneggiamento alla proprietà con l'obiettivo di promuovere la propria causa politica e influenzare il governo.
Tra questi vi sono gli attacchi alla Thales di Glasgow nel 2022 e, nel 2024, alla Instro Precision nel Kent e alla Elbit Systems UK a Bristol», dove la Thales è un gruppo aerospaziale britannico mentre Instro Precision ed Elbit sono filiali della Elbit, ditta israeliana produttrice di droni. In attesa che la signora Ammori presenti le proprie argomentazioni al Tribunale Regio, per capire meglio il pensiero dietro a Palestine Action, possiamo riprendere le parole appena pronunciate in Iran da Calla Walsh, co fondatrice di Palestine Action US, organizzazione nata come filiale americana di Palestine Action UK e poi ribattezzata Unity of Fields – nome diverso, stessi obiettivi. «Mi sento incredibilmente ispirata e ottimista dai milioni di iraniani che oggi sono scesi in piazza per difendere il loro governo», afferma Walsh in un video con il velo in testa. «A dispetto delle menzogne diffuse in Occidente secondo cui il popolo sarebbe contro il governo, il popolo è contro il sionismo (...) e oggi, ho speranza che i regimi genocidari statunitense e israeliano saranno sconfitti dalle forze di resistenza, guidate dalla Repubblica Islamica». E il bagno di sangue di decine di migliaia di giovani iraniani a opera del regime? E le impiccagioni quotidiane? Tutte balle, spiega Walsh, che anche lo scorso luglio era in Iran: «Non avete visto i video dei poliziotti bruciati vivi e dei manifestanti armati con materiale di tipo militare forniti dagli Usa e da Israele che sparavano contro altri civili e contro i poliziotti. È stato davvero orribile».




