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Trump ha trovato quella forza che è mancata ai predecessori

Da Carter a Reagan, dai Bush a Clinton e Obama: il cambio di passo è con Donald
di Marco Patricellilunedì 2 marzo 2026
Trump ha trovato quella forza che è mancata ai predecessori

3' di lettura

Alle anime belle che sulla guerra all’Ucraina e all’Iran fanno il gioco delle tre carte ricicciando il concetto di aggredito-aggressore, per applicare disinvoltamente la regola ideologica che basta spostare la prospettiva e una salita vista dall’alto diventa una discesa e viceversa, vanno ricordate almeno un paio di cosette.

Per fermare Adolf Hitler che aveva aggredito la Polonia furono Gran Bretagna e Francia a dichiarare guerra alla Germania il 3 settembre 1939 e poi a non farla fino a maggio 1940 (Drôle de guerre, Sitzkrieg, Phoney War e Guerra dei coriandoli). Fino ad allora, nel nome dell’appeasement, erano stati tutti accomodanti e ossequiosi verso il criminale tiranno, regalandogli l’occupazione della Renania, il riarmo, l’Anschluss dell’Austria, i Sudeti e poi tutta la Cecoslovacchia; e gli avrebbero dato pure Danzica se il Führer non avesse alzato la posta. E ci vollero 5 anni, 8 mesi e 7 giorni di catastrofe per sconfiggere il Terzo Reich ed estirpare il nazismo.

Con l’Iran i giocolieri delle parole e delle frasi scontate seguite da un’avversativa si comportano in modo similare. Sono più di quattro decenni che il cancro degli ayatollah, della teocrazia medievale, della persecuzione sistematica e della ferocia delle repressioni, avvelena l’Iran e il mondo, esercitando la negazione di Dio nel nome di Allah. Hanno fallito tutti prima dell’uno-due da knock-out di Trump e Netanyahu.

Al presidente Jimmy Carter andò di traverso nel 1979 la “nocciolina” della crisi degli ostaggi all’ambasciata degli Stati Uniti, e dopo il fallimento dell’Operazione Eagle Claw si limitò a indicare nel regime degli ayatollah allora retto da Khomeini una pericolosa minaccia regionale. A riprova di quanto lo fosse davvero, ecco la guerra con l’Iraq di Saddam Hussein che il 22 settembre 1980 invase il vicino: otto annidi battaglie senza risparmio e quasi un milione di morti. Se Donald Reagan, schierato dalla parte dell’Iraq, arrivò allo scontro navale (e purtroppo venne abbattuto per sbaglio anche il volo civile Iran Air 655), i successori George Bush e Bill Clinton puntarono sulla politica dei due forni per tenere a bada la dittatura personale di Saddam e quella teocratica di Teheran. È Bush figlio a inserire l’Iran nell’Asse del male dopo l’attacco terroristico alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001. Khomeini aveva tolto il disturbo da questa terra ma a Teheran tutto proseguiva nel segno della continuità sanguinaria. Il male scorreva nelle vene del regime come il petrolio nelle pipelines che aggiravano le sanzioni, e l’asse proponeva il raccordo con le peggiori sigle di terroristi e tagliagole per ricattare l’intero occidente oltre a Israele, spacciati per l’incarnazione di Satana da combattere in tutte le forme.

Il mondo sotto ricatto, con un Barack Obama a ballare sulla bilancia tra sanzioni e programma atomico, col risultato di far rialzare i turbanti e i loro deliri di potere temporale attraverso la religione. Il primo atto di Donald Trump sarà quello di rinnegare l’appeasement del predecessore e aumentare ai massimi livelli la pressione sull’Iraq alitando sul collo di Khamenei e della sua congrega criminale di pasdaran. Nel 2020 toglie di mezzo il generale Qasem Soleimani, facendo ulteriormente sbiancare i sepolcri imbiancati di casa nostra dediti al diritto costituzionale e a quello internazionale, dimenticando il principio del primum vivere deinde philosophari. Messa in archivio la gestione di Joe Biden, che notoriamente preferiva l’amico immaginario al nemico reale, ecco il secondo atto trumpiano in sinergia con Israele che da anni deve vedersela con lo stillicidio delle milizie armate e pagate dall’Iran tutt’attorno e dentro ai suoi confini.

La lezione con la solenne bastonata del 22 giugno 2025 ha fatto recitare agli ayatollah il ruolo del rospo sotto lo zoccolo del bue, che sta per essere schiacciato ma minaccia sfracelli appena uscirà dalla trappola. E invece dalla trappola Khamenei non è uscito vivo e i pasdaran per non essere travolti hanno dato fiato alle trombe della carica contro tutti. Tanto qualche prestigiatore che li sostiene si trova sempre perché, poverini, sono stati aggrediti.