Ma chissà perché l’attacco a sorpresa si chiama così, senza neanche un bigliettino di cortesia che lo preannunci, o un’amichevole telefonata che notoriamente secondo la pubblicità allunga la vita. Ma chissà perché la prima preoccupazione per Donald Trump e Benjamin Netanyahu prima di attaccare l’Iran avrebbe dovuto essere un avviso, magari scritto, pure al ministro della Difesa italiano Guido Crosetto in trasferta privata a Dubai. Ma chissà per quale arcano insondabile i servizi segreti del mondo, compresi quelli italiani, non erano stati preavvertiti, e guarda caso non ne sapevano nulla neppure quelli dell’Iran. Ma non sarà mai perché altrimenti viene a mancare proprio l’effetto sorpresa? Le nostrane vedovelle oltranziste dell’antitrumpismo, gli orfanelli del diritto internazionale e i prossimi congiunti degli esperti di cerimoniale diplomatico, storia e geopolitica, non se ne fanno una ragione.
Eppure è sempre andata così, prima e dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbour il 7 dicembre 1941, colpo sferrato col silenzio preventivo anche con gli stretti sodali dell’Asse. Sei mesi prima, all’alba del 22 giugno 1941, Benito Mussolini in vacanza a Riccione (non era a Palazzo Venezia perché non ci si aspettavano sorprese) era stato svegliato per essere informato che Hitler aveva appena scatenato l’Operazione Barbarossa contro l’Urss. Il Führer l’aveva avvisato solo dopo aver lanciato l’offensiva. Il Duce, secondo Galeazzo Ciano, l’aveva presa malissimo: «Io non oso, di notte, disturbare i servitori ed i tedeschi mi fanno saltare dal letto senza il minimo riguardo». Poteva consolarsi. I servizi segreti sovietici avevano “bucato” tutto nonostante gli allerta della spia Richard Sorge, i treni con i rifornimenti alla Wehrmacht (come da primo e secondo Patto Ribbentrop-Molotov) erano puntuali in transito. Quando i generali dissero a Stalin della guerra in atto rimase frastornato e ammutolito per giorni. Eppure al confine erano stati ammassati 3 milioni di soldati e migliaia e migliaia di carri armati e aerei. E ci fu chi si stupì di non averne avuto né avvisi né avvisaglie. Gli esempi, dunque, non mancano.
Israele quando massimizzò l’effetto-sorpresa nella guerra dei Sei giorni (5-10 giugno 1967) attaccò fulmineamente Repubblica araba unita, Siria e Giordania e fece strike. Non ci fu neppure il tempo di avvisare in anticipo gli alleati, che tutto era finito. Si dirà che Israele allora lo fa per abitudine. Eh no, funziona proprio così. I Paesi arabi (Egitto, Siria e una raffica di alleati) non fecero nessuna conferenza per annunciare la guerra dello Yom Kippur (6-25 settembre 1973) che doveva cancellare Israele dalla faccia della terra. Solo che, passato lo smarrimento iniziale, Tel Aviv reagì da manuale e gli arabi che già pregustavano la vittoria totale e una nuova diaspora ebraica tornarono a casa scornati e con le pive nel sacco.
Non è sempre vero che chi colpisce prima colpisce due volte, ma è quasi sempre vero che l’effetto-sorpresa ha un peso non indifferente in una battaglia come in una guerra. Ed è verissimo che da molto tempo il cerimoniale del diritto internazionale con la consegna nelle mani dell’ambasciatore della dichiarazione di guerra su pergamena firmata e ceralaccata è un retaggio dei bei tempi andati, che tanto belli non dovevano mica essere. I tempi sono cambiati, e gli studenti liceali italiani vanno a Dubai in aereo, mica due giorni in pullman al Parco nazionale d’Abruzzo.
Iran, Conte e la carica degli ignoranti
Siamo al quarto giorno di guerra sul fronte iraniano e l’opposizione italiana è entrata nella fase dell&rsq...Possibile che nelle segreterie scolastiche non sapessero proprio nulla di quello che sarebbe accaduto? E come mai nessun liceo gemellato con uno degli Usa è stato preavvisato? Da Israele non c’era da aspettarsi un trattamento di favore, considerata la terra bruciata attorno a tutte le partnership, vituperate, ripudiate e cancellate nell’orgia ideologica pro-Pal. Kefiah e slogan da rispolverare a sostegno dell’Iran degli ayatollah foraggiatore dei terroristi tagliagole, da difendere da quello che un’illuminata pacifista e fine analista scevra da ideologismi come Ilaria Salis ha elegantemente definito fascio-sionismo. Con la certezza che dai e dai qualcuno finisce pure per crederci. Senza alcuna sorpresa.




