Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha mandato in estasi tutte le sinistre dichiarando, in polemica con Stati Uniti e Israele sull’Iran: «No alla violazione del diritto internazionale che protegge tutti noi, soprattutto i più indifesi e la popolazione civile». C’è ipocrisia in queste parole. Infatti qual è il diritto internazionale che ha protetto la (indifesa) popolazione civile iraniana che è stata massacrata anche nel gennaio scorso?
Il diritto di quei manifestanti è stato difeso dall’Onu dove il rappresentante del regime iraniano, un mese dopo, è stato eletto vicepresidente della Commissione per lo Sviluppo Sociale delle Nazioni Unite che si occupa di uguaglianza di genere, democrazia, tolleranza e non-violenza?
E qual è il diritto internazionale che impedisce di costruire e possedere l’atomica a uno Stato che minaccia i vicini? Non c’è il rischio che tale diritto internazionale, invece di essere scudo delle popolazioni indifese, diventi la protezione delle peggiori dittature?
Ieri la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, parlando proprio del diritto internazionale, ha dichiarato che «bisogna evitare di abusarne per giustificare un regime tirannico che uccide la sua gente, destabilizza la regione con i suoi “vassalli”, rifornisce la Russia di droni contro l’Ucraina e costituisce una minaccia globale».
Non è vero che Trump ha riportato il mondo alla legge del più forte. Lo storico Roberto De Mattei in un breve ma lucido saggio, scrive: «In realtà la legge del più forte è la norma delle relazioni tra gli Stati da più di due secoli.
Il diritto internazionale è stato sistematicamente violato fin da quando Napoleone Bonaparte volle esportare in tutta Europa le idee della Rivoluzione francese sulla punta delle baionette. Lo stesso Stato italiano è stato fondato il 17 marzo 1861 attraverso la violazione del diritto internazionale». Infatti derivò dalla conquista militare, da parte del Regno sabaudo, di legittimi stati sovrani italiani come il Regno delle Due Sicilie, il Granducato di Toscana, lo Stato pontificio e non solo.
Quella violazione del diritto internazionale oggi sta sui libri di scuola sotto il nome di “Risorgimento” e “Unità d’Italia”. Ma torniamo al terremoto francese che sconvolse l’ordine europeo con le sue invasioni (a proposito: chi depreca come violazione del diritto internazionale la devastante occupazione napoleonica dell’Italia?). Da quella tempesta si uscì con il Congresso di Vienna (1815): «Il “sistema Metternich”, spiega lo storico, «presupponeva non solo l’esistenza di regole di diritto condivise da tutte le nazioni, ma anche la capacità di usare la forza per farle rispettare. Questo sistema fu ribaltato dalla Conferenza di Pace di Parigi che nel 1919-1920 ristrutturò l’Europa dopo la Prima guerra mondiale». Così nacque la Società delle Nazioni, ma sulle basi fragili e le ferite di una guerra devastante e, con il secondo conflitto mondiale scatenato dalla Germania, fu travolta. Nel 1945 fu fondata l’Organizzazione delle Nazioni Unite «per ricostruire la pace internazionale in nome della “forza del diritto”». Ma le fondamenta erano simili e le speranze furono subito deluse perché pure questo ordine mondiale nasceva da rapporti di forza, evidenti nella spartizione di Yalta.
Infatti, come osserva De Mattei «la storia dell’ultimo dopoguerra è stata segnata da una molteplicità di guerre e interventi armati che hanno dissipato questa illusione: Corea, Vietnam, Afghanistan, Iraq, Balcani, Medio Oriente (aggiungerei Tibet, Ungheria e Cecoslovacchia, ndr). L’invasione russa dell’Ucraina, nel febbraio 2022, è stata l’ultima clamorosa violazione del diritto internazionale« in cui «l’Onu ha mostrato, ancora una volta, tutta la sua impotenza».
Negli anni Novanta ci si illuse che fosse la globalizzazione a dare la pace. Ma è accaduto il contrario. Così, nota lo storico, «la realtà contemporanea non è quella di un armonioso mondo multipolare regolato da istituzioni neutrali e da un comune spirito di dialogo, ma è quella di una ferrea competizione tra grandi blocchi che si contendono l’egemonia mondiale, sul piano economico, politico e militare».
Come al tempo della guerra fredda. Lo scontro è fra l’Occidente democratico che ha la sua leadership negli Stati Uniti e la Cina comunista, a cui oggi è aggregata la Russia, con alcuni altri Paesi. Il confronto sull’Iran è una tappa della partita globale fra questi due blocchi.
Secondo De Mattei, che è cattolico, «un insuccesso dell’America sarebbe una sconfitta non solo dell’intero Occidente, ma della stessa Chiesa cattolica» che perderebbe in libertà. La Segreteria di stato vaticana, invece di continuare a puntare sull’Onu ormai fallita con gli argomenti di Sanchez, dovrebbe spiegare come ricostruire l’idea di diritto internazionale, che nacque proprio nell’alveo cattolico della Scuola di Salamanca. Quei teologi del XVI secolo, basandosi su Aristotele, Cicerone e Tommaso d’Aquino la fondarono non solo sul consenso o la consuetudine positiva, ma sul diritto naturale. Concetto che è fra l’altro, implicitamente, alla base della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
La nozione (razionale) di legge naturale è stata sempre riproposta dai Pontefici, fino a Leone XIV, e sarebbe la vera base di un ordine pacifico (come ha ricordato il Papa di recente citando Madre Teresa di Calcutta), però è contestata dalle ideologie di sinistra, il cui richiamo al diritto internazionale è perciò contraddittorio. Questo è lo scontro culturale.
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