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Trump cerca soci per riaprire Hormuz

Donald bacchetta Starmer, sollecita gli alleati e pure la Cina per sbloccare la situazione. Ma Londra, Berlino e Tokyo dicono no. Tajani: "Rafforzare la missione Ue nel Mar Rosso"
di Antonio Castromartedì 17 marzo 2026
Trump cerca soci per riaprire Hormuz

3' di lettura

Inevitabile. Il conflitto, fatto secco l’86enne leader maximo, ed ex Guida Suprema Ali Khamenei, prosegue. Lo scontro per il momento è diretto dall’alleanza Stati Uniti -Israele da un lato e dall’altro dai pasdaran iraniani che continuano a martellare tutti i Paesi dell’area senza fare tanta distinzione tra “l’entità sionista” (Israele e israeliani a Teheran neppure vengono nominati) e gli altri Stati del Golfo. Gli iraniani rimasti al comando- musulmani a maggioranza sciita stanno dando una spolverata anche ai cugini sunniti: dagli Emirati Arabi al Qatar, dal Kuwait all’Iraq è un’escalation di scontri.

L’uso dell’imbuto strategico dello stretto di Hormuz come arma di ricatto planetaria da parte degli ayatollah potrebbe deviare temporaneamente l’attenzione di Usa e Israele sui guerriglieri filo iraniani Huthi che si arroccano sulle alture dello Yemen. Affacciati su un altro svincolo strategico come lo stretto di Bab el-Mandeb (letteralmente “Porta del lamento funebre”), punto di passaggio marittimo strategico tra Penisola Arabica e Corno d’Africa (Gibuti), che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e l’Oceano Indiano.

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Mentre Hormuz resta la grana più delicata da risolvere nell’immediato, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani (interpellato a margine del Consiglio Affari esteri a Bruxelles), ha sintetizzato che con i partner comunitari è stato «fatto un quadro della situazione generale». E ha anche ribadito «l’impegno dell’Italia a mantenere fede agli accordi con la Nato. I nostri militari rimarranno, anche se in forma ridotta, nelle basi Nato, e nella coalizione anti-Daesh». Certo - come anticipato ieri dal ministro della Difesa Guido Crosetto - sono stati “alleggeriti” gli organici. Comunque «di fronte agli attacchi, rimarremo per mantenere l’impegno e abbiamo preso».

Visto che l’appello di Donald Trump di creare un’alleanza navale internazionale per disinnescare la minaccia iraniana sembra caduto nel vuoto, gli unici a schierarsi per ora sono gli israeliani. L’ambasciatore di Israele all’Onu, Danny Danon «non esclude l’invio della Marina» per sorvegliare Hormuz, ma «dovrebbe trattarsi di uno sforzo globale». Almomento la Francia ha dislocato la sua unica portaerei nel Mediterraneo ma non pensa a mollare gli ormeggi. L’Australia ha già detto no, la Grecia si tiene fuori, nonostante al momento guidi la missione navale europea Aspides per la protezione del traffico nel Mar Rosso. Polonia e Lituania potrebbero valutare. Anche il Giappone ha escluso l’invio di mezzi militari nello Stretto. Mossa non gradita da Trump: «Loro e la Cina dovrebbero ringraziarci e aiutarci», dato che «da Hormuz arriva oltre il 90% del loro petrolio». Di qui la richiesta a Pechino di far slittare di un mese la sua visita, prevista per il 31 marzo. Per Starmer arriva l’ennesima bordata: «Gli ho chiesto aiuto, ha risposto che doveva consultarsi. Solo dopo che abbiamo distrutto le capacità militari iraniane, il Regno Unito ha offerto due portaerei. A quel punto gli ho detto che non le volevo più. È stato molto deludente. I Paesi Nato non sono mai disposti ad aiutarci». Poi, spostando il mirino, Trump ha detto che avrà «l’onore di prendere Cuba».

Tornando in Italia, il premier Giorgia Meloni ha dichiarato: «Quello che noi possiamo fare adesso è rafforzare la missione Aspides, quindi parliamo del Mar Rosso. Sullo Stretto di Hormuz, chiaramente è più impegnativo, perché vorrebbe dire fare un passo verso il coinvolgimento. Per noi è fondamentale la libertà di navigazione». Sulla stessa lunghezza d’onda il vicepremier Matteo Salvini: «L’Italia non è in guerra contro nessuno. Non voglio pensare l’Italia in guerra contro qualcuno e l’invio di navi militari in uno scenario di conflitto significherebbe entrarci».

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Il fronte politico tedesco tentenna. La Germania dovrebbe «prepararsi con i partner e coordinare i contributi», sintetizza il deputato della Cdu e della commissione Difesa, Bastian Ernst. Però ad oggi il Bundestag prevede appena 350 militari, «sufficienti per l’invio di una fregata o di un velivolo da pattugliamento marittimo». Insomma, sintetizza Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Ue per gli affari esteri, «attualmente non c’è alcuna intenzione di cambiare il mandato della Missione Aspides». Trump sembra(va) attendersi maggiore disponibilità: ieri ha confermato di aver avuto un colloquio telefonico con Macron. «Su una scala da 0 a 10, lui è stato da 8. Non la perfezione, ma è la Francia, non ci aspettiamo la perfezione», ha ironizzato il capo della Casa Bianca.

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