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Il nuovo cavaliere rosso che infiamma la sinistra

Tutti pazzi per lo spagnolo Pedro Sanchez, uno da studiare... Basta leggere quel che di lui scrive Concita
di Marco Patricelli domenica 22 marzo 2026

3' di lettura

Un autentico genio come Ennio Flaiano sosteneva che «il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso». E con genialità c’è chi dice che oggi c’è davvero un genio da studiare, proprio per riuscire a comprendere come fa a essere così geniale. Chi, se non Pedro Sánchez, il leader di una Spagna in retromarcia, che secondo la ciclica infatuazione italiota per il papa straniero farebbe tutto giusto senza sbagliare mai neppure una virgola?

Talmente bravo, ovviamente perché di sinistra, che se non ci fosse Concita De Gregorio – e meno male che esiste – non se ne sarebbe accorto nessuno. E infatti, andrebbe proprio studiato uno come lui, per scoprire quali mirabolanti alchimie politico-neuronali lo hanno trasformato nell’esempio da seguire, carpendogli il tocco taumaturgico che indica la via della politica internazionale, risolve i problemi interni della Spagna provvedendo a tutto per tutti, e tra una magia e l’altra della pietra filosofale madrilena pare che riesca anche a guarire dalla scrofolosi con l’imposizione delle mani.

Il buon Pedro le ha già suonate a quel birbaccione di Donald Trump, ha rimesso in riga quel birbante di Benjamin Netanyahu e ha pure ammannito la lezioncina di diritto internazionale sulla legalità e sull’illegalità della guerra senza neppure indire un referendum costituzionale come fanno i soliti cavillosi e perditempo dei cugini italiani: quelli che per dispetto hanno eliminato le “s” dal plurale della lingua neolatina e si avvitano a ogni questione di diritto come al bar dello sport per il calcio. Ad avercelo, un uomo così al comando, la sinistra butterebbe a mare anche le quote rosa, la filosofia della parità di genere e pure i disegni di legge targati Zan. Per Concita senza l’acca gli italiani non capiscono un’acca sulla grandezza di Pedro che fa sempre cose di sinistra, un condottiero come Cid Campeador, mica un visionario su Ronzinante come Don Chisciotte. Ha tutto quello che i nostri non hanno, ma qualcosa di meno di Berlinguer, copyright De Gregorio. E meno male, perché nel sancta sanctorum ci sono icone intangibili e inscalfibili, numi protettori dei tempi che furono e non sono più.

Peccato che, come scrive Concita nella sua analisi esemplificativa e agiografica, il bravo Pedro a casa sua sia pieno di problemi: ma che vuoi che siano la labilità della maggioranza e la coalizione caracollante, che in Italia non si vede neppure col binocolo da quando governa il centrodestra. Infatti lei non parla di economia, perché anche lì i problemi in Spagna ci sono eccome, ma di avanzata delle destre che pure vincono, un baubau che non può mancare come un leitmotiv in un’opera di Wagner.

E ovviamente neanche una parola sulla Spagna zavorrata all’irrilevanza sugli scenari internazionali, e pure alle brutte figure a partire dal 2004 col ritiro in un batter di ciglia dall’Iraq con la firma di José Luis Rodríguez Zapatero, un’altra figurina mitizzata e poi scartata dall’album intercambiabile della sini stra.

Coraggio, don Pedro ha fatto in un amen tutto quello che la sinistra tricolore sogna e Ilaria Salis proclama ai quattro venti, tanto da essere andata pure a Cuba a lezione. Tagli di qua, bonus di là, divieti di su e agevolazioni di giù, ed ecco tra un colpo di spada e uno scudo sociale materializzarsi il Paradiso sulla terra come sognavano i compagni.
Non è giusto che in questa Europa con le stelle appannate debba brillare solo l’astro fulgente di Sánchez, che a forza di lampi di genio ha abbagliato e fulminato la gauche à l’italienne. Ma sia chiaro, non va mica applaudito, che è cosa da plebei e ricollega l’homo sapiens alla progenitrice scimmia: va studiato.
Un bel salottino in terrazza ai Parioli, con qualche intellettuale militante che ti spiega perché e percome Sánchez è così bravo. Chi ci riesce diventa un genio pure lui (o lei, se donna).

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