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L'Iran può colpire Milano con missili a lungo raggio

di Carlo Nicolato domenica 22 marzo 2026

4' di lettura

Il tentato attacco iraniano contro la base militare americana sull’atollo britannico di Diego Garcia, può essere considerato un momento di svolta della guerra, o quantomeno un incremento sostanziale della minaccia militare degli ayatollah. L’isola infatti si trova in pieno Oceano Indiano a circa 3.800 chilometri dall’estremo sud dell’Iran, ben oltre quei duemila chilometri che i missili iraniani si supponeva potessero al massimo raggiungere, almeno secondo le dichiarazioni degli stessi funzionari iraniani che il mese scorso avevano parlato di una deliberata autolimitazione della loro gittata.

Il centro di ricerca e formazione israeliano Alma aveva già previsto che probabilmente alcuni vettori in mano a Teheran erano in grado di andare oltre, fino a tremila chilometri, ipotizzando che l’industria bellica della Repubblica islamica stesse lavorando per ottenere risultati ancora più minacciosi. Sembra dunque che tale lavoro abbia dato i suoi frutti dato che i due missili lanciati, uno dei quali neutralizzato dalla marina americana e l’altro finito in mare da solo, avevano un target che sembrava al di fuori della portata della capacità iraniane.

La base di Diego Garcia, importantissima per l’America, vista la posizione strategica a metà strada tra almeno tre zone calde del mondo, ospita un aeroporto in grado di far atterrare e partire grandi velivoli militari come i bombardieri B-52 o gli aerei cisterna KC-135. Dispone di importanti depositi di carburante, installazioni radar, torri di controllo, e vanta un porto in acque profonde in grado di ospitare portaerei, cacciatorpediniere e sottomarini.

L’atollo peraltro fa parte delle Chagos, quell’arcipelago che ha fatto parecchio parlare di sé nei mesi scorsi, trovandosi al centro di una disputa tra Stati Uniti e Gran Bretagna dopo che quest’ultima si è accordata con il governo delle Mauritius per la sua vendita mantenendo il controllo della base di Diego Garcia per 99 anni a fronte di un affitto.

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Trump ha definito tale mossa «una grande sciocchezza» e forse alla luce degli ultimi avvenimenti lo è veramente. Ma questo è un altro discorso. Il problema è che l’Iran, forte dei suoi missili più o meno precisi ma a raggio ampiamente intermedio, quasi intercontinentale, è in grado di raggiungere tranquillamente l’Europa.

Dopo l’elezione di Mojtaba Khamenei, le Guardie Rivoluzionarie avevano annunciato che avrebbero iniziato a lanciare una nuova serie di missili a propellente liquido e solido, tra cui i Khorramshahr, i Fattah e i Kheibar. Il regime ha anche diffuso immagini che testimoniano che su tali vettori è stata scritta anche lo slogan «Al tuo servizio, Seyyed Mojtaba», in quella che sembrava una dimostrazione di fedeltà dell’esercito alla nuova Guida Suprema. Secondo i dati ufficiali il Khorramshahr, derivato probabilmente dal missile nordcoreano Musudan (BM-25) ma costruito interamente in Iran, può avere una gittata compresa tra i mille e i quattromila chilometri a seconda delle dimensioni del veicolo di rientro. Tale vettore, nella versione cluster, cioè con testata a grappolo, è stato già utilizzato negli ultimi bombardamenti su Israele provocando ingenti danni. Il Fattah invece è un missile ipersonico e quindi velocissimo (secondo Teheran può raggiungere Tel Aviv in 400 secondi) ma ha una gittata di “soli” 1.600 km, e così pure il Kheibar.

L’Iran tuttavia potrebbe avere a disposizione anche il Soumar, che si ritiene sia un’evoluzione del russo Kh-55 in grado di trasportare testate nucleari, che potrebbe raggiungere distanze superiori ai 3mila chilometri. In ogni caso va tenuto conto che Roma si trova a circa 2.800 chilometri di distanza dal nord dell’Iran, Milano a 3.000. Perfino Londra rientrerebbe nel raggio potenzialmente raggiungibile da un Khorramshahr, trovandosi a 3.800 km. E questo senza contare i droni. Le varianti più recenti degli Shahed, gli Amar 236 e 236B - velivoli che l’Iran è in grado di costruire, a capacità industriale intatta, a un ritmo di centinaia al giorno - sono in grado, secondo i dati ufficiali, di volare per oltre 3mila chilometri.

Qualche giorno fa i pasdaran avevano avvisato che l’Iran non aveva ancora usato le sue armi più potenti e innovative che si sarebbe riservata di adoperare al momento opportuno. Non è chiaro se i missili utilizzati per cercare di colpire la base alle Chagos facciano parte di tale “sofisticato” arsenale, ma di sicuro si tratta di un chiaro avvertimento al mondo interno. Di un segnale che non si può sottovalutare specie perché arriva dopo che sia il presidente americano Trump che il premier israeliano Benjamin Netanyahu hanno affermato di aver ormai ridotto al lumicino le capacità difensive e offensive del nemico. Il ministero della Difesa britannico ha invece chiarito che gli attacchi falliti alla base sono avvenuti prima dell'annuncio di ieri sera secondo cui le basi britanniche possono essere utilizzate dagli Stati Uniti per «operazioni specifiche e difensive».

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