Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha annunciato che gli Stati Uniti prevedono di concludere l’operazione militare in Iran in “settimane, non mesi”. Gli Usa ritengono di poter raggiungere i loro obiettivi senza inviare truppe di terra e si aspettano una risposta da Teheran da un momento all’altro. L’inviato speciale Witkoff ha confermato che sono previsti incontri con l’Iran nei prossimi giorni. Nel frattempo, Stati Uniti e Israele hanno condotto diversi attacchi contro siti industriali e nucleari iraniani. Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha condannato duramente l’offensiva, accusando gli Usa di aver violato la pausa dichiarata da Trump fino al 6 aprile, e ha promesso che Teheran farà pagare “un prezzo salatissimo”. Qui di seguito la cronaca della giornata.
Intercettati due droni contro ambasciata Usa a Baghdad
Due droni lanciati contro l'ambasciata statunitense a Baghdad sono stati intercettati dalla difesa aerea irachena. Lo ha dichiarato un alto funzionario della sicurezza ad Afp. Secondo il funzionario, i droni si sono schiantati fuori dalla Zona Verde, un'area fortemente fortificata e isolata nel centro di Baghdad che ospita istituzioni statali e missioni diplomatiche. Un secondo funzionario ha confermato un attacco condotto da un drone esplosivo, che è stato abbattuto. L'ultimo attacco di questo tipo si era verificato il 18 marzo.
Ucciso il responsabile della ricerca nucleare iraniana
Ali Fouladvand, responsabile della ricerca presso l'Organizzazione iraniana per l'innovazione e la ricerca difensiva, erede del programma nucleare iraniano precedente al 2004, è stato ucciso insieme ad alcuni membri della sua famiglia in un raid aereo su Borujerd questa mattina, secondo quanto riportato dai media iraniani. Lo scrive Iran International. L'uomo aveva un ruolo nella supervisione di delicate ricerche di natura militare. Fouladvand era sopravvissuto a un precedente attacco durante la guerra dei dodici giorni dello scorso giugno, nel corso della quale sua moglie, Masoumeh Pirhadi, era rimasta uccisa.
Il Wall Street Journal: nell’attacco alla base Usa in Arabia Saudita danneggiato un fondamentale aereo-radar
L'attacco missilistico iraniano di ieri contro la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita ha danneggiato un E-3 Sentry americano, un aereo-radar del costo di circa mezzo miliardo di euro fondamentale per la gestione del campo di battaglia e il tracciamento di droni, missili e aerei a centinaia di chilometri di distanza. Ne dà notizia il quotidiano Usa Wall Street Journal. L'attacco aveva anche ferito una dozzina di soldati americani.
Cnn: dagli Houthi contro Israele anche un secondo missile
I ribelli Houthi dello Yemen hanno lanciato un secondo missile verso Israele, poche ore dopo il primo che li ha visti entrare nella guerra con l'Iran. Lo ha riferito alla Cnn una fonte della sicurezza israeliana. Secondo la stessa fonte, il movimento ribelle sostenuto dall'Iran ha lanciato un missile da crociera contro Israele. Entrambi i missili sono stati intercettati e non si sono registrati feriti né danni.
Reuters: “Distrutto un terzo dell'arsenale missili e droni di Teheran”
Dopo un mese di guerra contro l'Iran il cui obiettivo era indebolire le capacità missilistiche balistiche del Paese, gli Stati Uniti hanno distrutto circa un terzo dell'arsenale missilistico e dei droni iraniani. Lo scrive l'agenzia Reuters citando fonti dei servizi americani. Secondo il rapporto, circa un terzo dei missili di Teheran è stato distrutto e un altro terzo è probabilmente danneggiato o sepolto in tunnel e bunker sotterranei. Una valutazione simile è stata fatta anche per l'arsenale di droni del paese. Il rapporto, basato su informazioni provenienti da cinque persone a conoscenza dei servizi segreti statunitensi, suggerisce che, sebbene la maggior parte dei missili iraniani sia immediatamente inaccessibile, il Paese possiede comunque un arsenale considerevole.
Usa: “Teheran mente, nessuna perdita a Dubai”
Il Comando Centrale delle Forze armate statunitensi ha respinto le affermazioni del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) secondo cui le forze iraniane avrebbero attaccato diverse località di Dubai che ospitavano oltre 500 soldati statunitensi, causando "pesanti perdite". "Nessun membro del personale statunitense è stato attaccato a Dubai", ha affermato il Centcom in un post su X, accusando il governo iraniano di "fabbricare menzogne".
New York Times: “2.500 marine arrivati ieri in Medio Oriente”
Sono 2.500 i marine arrivati in Medio Oriente ieri. Lo ha riferito un funzionario americano al New York Times, sottolineando che i soldati della 31st Marine Expeditionary Unit sono parte della Uss Tripoli e hanno di solito base a Okinawa, in Giappone. Non è chiaro quali compiti avranno nel nuovo incarico.
Araghchi: “Richieste irragionevoli Usa sono ostacolo alla fine della guerra”
"Il principale ostacolo alla fine della guerra in corso tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran risiede nel comportamento contraddittorio e nelle richieste irragionevoli della parte americana". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, aggiungendo: "Le azioni e le dichiarazioni incoerenti degli americani hanno accresciuto lo scetticismo sulla loro disonestà". Secondo l'agenzia Isna, Araghchi ha rilasciato questa dichiarazione durante una conversazione telefonica con il suo omologo turco Hakan Fidan oggi, nel corso della quale quest'ultimo ha espresso la disponibilità del suo Paese a svolgere un ruolo costruttivo nella risoluzione dell'attuale crisi.
Houthi minacciano la chiusura dello Stretto Bab al-Mandab
La chiusura dello Stretto di Bab al-Mandab è "tra le opzioni" delle azioni che gli Houthi intendono attuare a sostegno dell'Iran. A lanciare l'avvertimento è stato Mohammed Mansour, un alto funzionario del ministero della propaganda Houthi. In un'intervista al canale Al-Araby del Qatar, il leader ha dichiarato che "ci stiamo coordinando con i nostri fratelli dell'asse della resistenza riguardo al nostro ingresso in guerra. La nostra responsabilità nei confronti dell'Iran e di Hezbollah è morale e religiosa. Stiamo gestendo questa battaglia gradualmente e la chiusura dello Stretto di Bab al-Mandab è tra le nostre opzioni. La resistenza yemenita è giunta alla conclusione che oggi è il momento di intervenire". Bab al-Mandab è uno stretto situato tra lo Yemen e i paesi africani di Gibuti ed Eritrea; consente alle navi mercantili provenienti dall'Asia e dall'Africa di raggiungere la regione del Mediterraneo e da lì anche l'America.
Media Usa: “12 feriti nell’attacco iraniano alla base saudita”
Un attacco iraniano contro una base in Arabia Saudita ha ferito almeno 12 soldati americani, due dei quali in modo grave, secondo quanto riportato dai media statunitensi. L'Iran ha continuato gli attacchi di rappresaglia contro le nazioni del Golfo, accusandole di fungere da trampolino di lancio per gli attacchi statunitensi. L'attacco alla base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita ha coinvolto almeno un missile e diversi droni, secondo quanto riportato dal New York Times e dal Wall Street Journal, che citano fonti anonime. Secondo quanto riportato dal Wsj, i soldati si trovavano all'interno di un edificio della base al momento dell'attacco. Anche diversi aerei per il rifornimento in volo avrebbero subito danni.
Convocata riunione Arabia Saudita, Turchia ed Egitto
Il ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar ha annunciato la convocazione di una riunione con i colleghi di Arabia Saudita, Turchia ed Egitto a Islamabad per discutere della guerra in Iran. Lo ha annunciato lo stesso ministro su X. Scopo dell'incontro, si legge in una nota, affrontare tra l'altro il tema "degli sforzi per una de-escalation delle tensioni". Il Pakistan sta mediando da giorni tra Stati Uniti e Iran.
La Thailandia annuncia l’accordo per il transito da Hormuz
La Thailandia ha annunciato di aver raggiunto un accordo con l'Iran per garantire un passaggio sicuro alle sue petroliere nello Stretto di Hormuz. Il premier Anutin Charnvirakul ha spiegato in una conferenza stampa che questa intesa allevierà le preoccupazioni per le forniture di greggio al Paese del Sud-est asiatico. Già lunedì una petroliera thailandese aveva attraversato indenne lo Stretto dopo colloqui tra il ministro degli Esteri Sihasak Phuangketkeow e l'ambasciatore iraniano. All'inizio della guerra una nave thailandese era stata colpita nei pressi dello Stretto.
Wsj: gli Usa potrebbero schierare altri 10mila soldati in Medio Oriente
Se il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dovesse dare il via libera, gli Stati Uniti potrebbero presto schierare oltre 17mila soldati di terra alle porte dell'Iran. Lo riferisce il Wall Street Journal. Il Pentagono sta valutando l'invio di altri 10mila soldati di terra in Medio Oriente, anche mentre Trump valuta i colloqui di pace con Teheran. Andrebbero ad aggiungersi ai circa 5mila marines e ai 2mila paracadutisti già inviati nella regione.
Il presidente chiama Hormuz lo “Stretto di Trump”
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito lo Stretto di Hormuz come lo “Stretto di Trump” durante un suo discorso a Miami. "Devono aprirlo, devono aprire lo Stretto di Trump. Voglio dire Hormuz", ha detto alla folla, come riporta la Cnn. "Scusatemi, mi dispiace tanto. Che terribile errore", ha aggiunto scherzando. "Le fake news diranno 'l'ha detto per sbaglio'. No, con me non ci sono errori. Non troppi".
Rubio: “La guerra si concluderà entro poche settimane, non mesi”
"Siamo in linea o addirittura in anticipo rispetto alla tabella di marcia di quell'operazione e prevediamo di concluderla al momento opportuno, nel giro di poche settimane, non di mesi". Lo ha detto il segretario di Stato americano Marco Rubio parlando con i giornalisti dopo il vertice dei ministri degli Esteri del G7 in Francia, citato dalla Cnn. Rubio ha dichiarato che gli Stati Uniti non hanno ancora ricevuto una risposta dall'Iran alla proposta in 15 punti presentata dall'amministrazione Trump per avviare negoziati volti a porre fine alla guerra, aggiungendo che potrebbe arrivare da un momento all'altro.




