Viktor Orbán ha perso perché giocava a scacchi 5D. Il giorno dopo la vittoria, Péter Magyar liquida con una battuta il destino del suo ex alleato e avversario. «Parlava di tutto tranne che dei problemi affrontati dal popolo ungherese», ha detto nella mega-conferenza stampa di ieri. Come Donald Tusk in Polonia, anche il nuovo leader ungherese è atteso da un lungo lavoro per consolidare il suo potere, smantellando la struttura eretta da chi lo ha preceduto. Per prima cosa, Magyar, ha annunciato che proporrà una modifica alla Costituzione per introdurre il limite di due mandati, otto anni in totale, per la carica di primo ministro.
Mentre la sinistra italiana celebrava la «sconfitta» della Meloni, Magyar diceva che l’Italia è uno dei suoi Paesi preferiti e che considera Giorgia Meloni una persona fantastica perché è stato in grado di portare stabilità in una situazione difficile nel Paese. Perché stupirsi? Entrambi sono nazionalisti, cattolici, atlantisti, occidentali. Di destra che hanno occupato il centro (ai progressisti nostrani che esultano va poi ricordato che il nuovo parlamento ungherese sarà formato da soli tre partiti: Tisza, Fidesz e l’estrema destra di Mi Hazank. La sinistra, ridotta ai minimi termini, non ci sarà). Brutte notizie per la Cina. «Accogliamo gli investitori con grande favore, cerchiamo solo di trovare un interesse comune», ha dichiarato Magyar, spiegando che «ad esempio, la linea ferroviaria cinese Budapest-Belgrado non rientra in questa categoria». È una delle tratte finali della Nuova via della seta.