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Europa, Vittorio Feltri: il problema è Bruxelles, parliamo troppe lingue per capirci

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Vittorio Feltri
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Molti anni fa, la data precisa non la ricordo, fui inviato a Bruxelles dove si celebrava una festa: quella dell'euro e della formalizzazione dell'Ue. Sembrava pure a me una circostanza importante, pensavo che avrebbe modificato in meglio la vita di tutti noi. Scrissi un articolo conformistico dicendo ogni bene della iniziativa continentale. D'altronde il clima era euforico. Qualche mese più tardi mi accorsi che la moneta unica per noi italiani era una fregatura, il caffè da mille lire passò a un euro, il doppio. Nonostante fossimo evidentemente più poveri, eravamo felici perché potevamo andare in Francia senza l'obbligo di avere in tasca i franchi, bastava l'euro. Capirete che soddisfazione. Ma questi sono dettagli. La Ue cominciò la sua attività, si votò per eleggere il parlamento europeo e chiunque si attendeva risultati stupefacenti.

 


Sono trascorsi circa trenta anni da quel periodo di eccitazione, ma dobbiamo dire che l'Europa anche se c'è è come se non ci fosse. Cerco di semplificare. Attualmente Bruxelles e Strasburgo dovrebbero rappresentare la bellezza di 27 Stati vincolati da un comune programma. In questi tremendi giorni di guerra tra la Russia e l'Ucraina, l'Europa dovrebbe essere compatta, unita dai medesimi intenti. Facile dirlo, difficile che possa essere così. Infatti le famose 27 nazioni che dovrebbero perseguire la stessa politica, in realtà essendo una diversa profondamente dall'altra è arduo che possano agire all'unisono. Ogni patria ha una sua lingua che non le permette di comunicare efficacemente con le altre, la mentalità dei cittadini varia da un posto all'altro, quindi trovare un accordo comunitario è come pescare l'ago nel pagliaio. Se uno da Roma si reca in Olanda rischia di non essere capace di ordinare al bar una birra. L'incomunicabilità regna dappertutto, o parli un po' di inglese sia pure imparaticcio o sei condannato a non capire e a non farti capire.

 


Questo a livello popolare, ma a quello istituzionale non cambia molto. I parlamentari europei costituiscono qualcosa di simile alla legione straniera. Improbabile che riescano a lavorare di concerto. Per quanto riguarda le decisioni di vertice, si sa come vanno le cose. Il torrone lo menano i tedeschi e pochi altri, la maggioranza è condannata a dire sì perfino quando vorrebbe dire no. E allora che razza di unione è? Siamo di fronte a un pateracchio sconclusionato che non troverà mai il modo di correre sullo stesso binario, dando un senso pratico all'associazione degli Stati. Non si capisce chi debba aiutare l'Ucraina a resistere alla Russia, fornendole armi a tutto spiano, e chi sia esentato dal soccorrerla. La metafora è volgare, ma l'Europa è un casino da cui non sortisce nulla di buono. Infine la questione energetica che rischia di diventare una tragedia. Come mai in tanti annidi convivenza pacifica i 27 Stati "Fratelli" non sono riusciti a darsi una comune fonte di caldo e di freddo necessaria a rendere la vita sopportabile alle genti? Non avremo una risposta.

 

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