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La nuova Ue con più armi: esercito comune e stop ai "burattini di Putin", cosa cambia

Fausto Carioti
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Scomparso il suo fondatore, in lotta per raggiungere un risultato a due cifre nelle elezioni del 9 giugno, Forza Italia ha ancora una cosa che nessun altro partito italiano ha, e che a livello continentale fa la differenza: la quota di partecipazione nel Partito popolare europeo. Ossia nello schieramento che ha oggi la maggioranza relativa dei seggi nel parlamento di Strasburgo, la avrà dopo il voto europeo (le proiezioni gli accreditano 180 eletti su 720, quaranta in più dei socialisti), detiene le presidenze della stessa eurocamera e della commissione di Bruxelles e, salvo cataclismi, le manterrà nella prossima legislatura. L’adesione al Ppe voluta nel 1998 da Silvio Berlusconi si è rivelata quindi un ottimo investimento. Se il timone italiano è in mano a Giorgia Meloni, quello europeo lo controllano Antonio Tajani ed i suoi alleati.

La forza data da quest’appartenenza si vede e si tocca con mano nel congresso del partito azzurro che è iniziato ieri e oggi confermerà Tajani segretario. A portare omaggio al «compianto Silvio Berlusconi» e alla leadership del «caro amico Antonio» ha provveduto ieri Ursula von der Leyen, con un videomessaggio che contiene già i germi del prossimo programma di governo dell’Unione, inevitabilmente diverso da quello di cinque anni fa: ora al di là dei confini della Ue c’è la guerra e in cima alla lista delle cose da fare c’è il rafforzamento della difesa. Cose simili le dirà oggi dal palco di Roma Roberta Metsola, presidente del parlamento europeo.

Anche Manfred Weber, presidente del Ppe, è venuto al congresso e ieri ha parlato alla platea. Dopo aver affermato che «la autorità e la leadership» di Tajani «hanno un peso enorme» in Europa, lo ha indicato come colui che deve portare a termine ciò che non poté fare Alcide De Gasperi, ed è stato anche un modo per preparare i presenti all’Europa che verrà. La premessa è che «il mondo è sempre meno sicuro e una seconda presidenza Trump potrebbe renderci più vulnerabili di fronte ai nostri nemici». Per questo occorre riprendere in mano il progetto della Comunità europea di difesa, che prevedeva la creazione di un esercito comune. «Nel 1954, quando dissero a De Gasperi che il parlamento francese aveva respinto la Comunità europea di difesa, non riuscì a smettere di piangere. Oggi, Antonio Tajani sta realizzando il sogno di De Gasperi».

Oltre ad attaccare i socialisti e i verdi, il capo del Ppe ha escluso che possano entrare nella futura maggioranza europea il partito tedesco Alternative für Deutschland ed i partiti francesi di Marine Le Pen ed Éric Zemmour. «I populisti dicono di amare le loro nazioni, ma sono i burattini di Putin. Noi non giochiamo con le paure dei cittadini come l’estrema destra. La nostra idea di Europa è diversa».

Non ha scelto i bersagli a caso: Afd e Le Pen sono alleati europei di Matteo Salvini, Zemmour è appena entrato nella famiglia dei conservatori guidata da Meloni. Weber ha voluto ricordare a tutti che Forza Italia sarà anche il terzo partito della coalizione che governa a Roma, ma a Bruxelles fa parte della famiglia politica più forte, quella che può permettersi di tenere fuori dal ponte di comando chi reputa inaffidabile, e il primo parametro di giudizio è proprio l’atteggiamento verso il Cremlino.

LA CENA A QUATTRO
Perché il Ppe è anche la famiglia che si è messa sulle spalle il compito di dare all’Europa un assetto militare più forte e credibile. Giovedì, a cena in un ristorante del ghetto ebraico di Roma, Weber, Tajani, il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago e la deputata Deborah Bergamini, responsabile Esteri del partito, hanno discusso del primo passo da fare all’inizio della nuova legislatura europea: la nomina di un commissario Ue della Difesa che si occupi di rafforzare la cooperazione tra le industrie belliche dei Ventisette, al fine di condividere mezzi e capacità e mantenere la superiorità tecnologica in tutti i domini militari. La missione militare europea Aspides nel Mar Rosso, che è affidata al comando italiano e dovrà difendere i mercantili dagli attacchi dei ribelli Houthi, è il preludio ad un impegno che nei prossimi anni potrebbe essere molto più gravoso. Per questo il lavoro di De Gasperi deve essere portato a termine. Riarmarsi è uno sporco lavoro, ma necessario per difendere se stessi e le proprie libertà, e di certo non può essere fatto dall’altra grande famiglia europea, quella dei socialisti. Se ne sta facendo carico il Ppe e questa, oltre all’incoronazione di Tajani, è l’altra notizia che esce dal congresso di Forza Italia.

 

 

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