CATEGORIE

I meccanismi dell'Ue che abbattono i consumi

I segnali che arrivano da oltre frontiera sono a dir poco angoscianti più che inquietanti. Tra le altre cose l'oleodotto che attraversa l’Arabia Saudita è fuori gioco
di Fabio Dragoni martedì 22 settembre 2026

3' di lettura

Due giorni fa il nostro Sandro Iacometti evocava il rischio di una “tempesta perfetta”. «Petrolio alle stelle e benzina a prezzi mai visti» in «uno scenario futuro nel quale nessun governo riuscirebbe a mantenere la rotta anche in assenza di errori di navigazione». Consumi a picco causati da un aumento delle «spese obbligate» tale da erodere drasticamente la capacità di spesa delle famiglie. È l’allarme di Confcommercio generalmente non incline al pessimismo. I segnali che arrivano da oltre frontiera sono a dir poco angoscianti più che inquietanti. In Francia nel dipartimento Ile-de-France, quindi nei dintorni di Parigi, un distributore su sei è a corto di benzina. I bombardamenti ucraini mettono fuori gioco la capacità di raffinazione del petrolio russo. Anche se quel greggio non lo compravamo noi (forse?!?
), lo acquistava di sicuro qualcun altro. E questo qualcuno se non lo trova, viene a comprarlo dove lo compravamo noi già a caro prezzo. L’oleodotto che attraversa l’Arabia Saudita da est a ovest (una sorta di superstrada del greggio) è fuori gioco a causa dei bombardamenti iraniani.

Occhio, sta per arrivare la tempesta perfetta

Nessuno lo ammetterà mai, per carità. Però da alcune settimane in entrambi gli schieramenti serpegg...

Quel petrolio arrivava a noi saltando i due colli di bottiglia critici; vale a dire Hormuz e Bab-el-Mandeb rispettivamente infestati dai pasdaran iraniani e dai guerriglieri Houthi. Ecco, quel petrolio non ci arriva più. Il costo per noleggiare una super petroliera è schizzato in pochi mesi da 100mila dollari al giorno a 1,2 milioni. Il costo di trasporto che prima incideva due dollari al barile ora arriva a 22. Sono numeri snocciolati da Javier Blas su Bloomberg secondo cui una super petroliera usata ora i compratori se la strappano di mano a 150 milioni. Più dei 130 che servirebbero per averne una nuova ma con un’attesa di due anni. E dopo quello che si è sentito dire ieri al Salone Internazionale della Ceramica (Cersaie), forse quello della tempesta perfetta non è più un rischio ma una realtà. E come fai a non accorgerti della tempesta? Se si dorme e si ha il sonno pesante forse ci svegliamo quando la bufera è già iniziata. Magari persi dentro le convulsioni della politica (Vannacci, Grillo, Campo largo, Conte e congresso della lega) non scorgiamo quello che molte imprese della settore ceramica stanno già soffrendo. Il presidente di Confindustria Orsini parla di un rischio «desertificazione» entro il 2030.

Ci ricorda che in sud America il prezzo finito del gas a megawattora (il prezzo cioè a cui le imprese lo acquistano) è 6 euro. In Europa il prezzo di mercato all’ingrosso è di 86 euro. Non illudiamoci del fatto che al momento dell’invasione russa questo era 102 e siamo sopravvissuti. Da allora ci abbiamo messo del nostro. Il meccanismo Ets, vale a dire una sorta di tassa travestita da certificati scambiati sul mercato che danno il diritto di bruciare gas e petrolio, è entrata pienamente in vigore e sta mettendo in ginocchio le nostre imprese. E siamo solo all’inizio. Un problema serio per un settore come quello della ceramica i cui forni devono arrivare a 1.200 gradi ed oltre per produrre il grès. Quei forni si spegnerebbero. Su un prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica attualmente pari a circa 170 euro a Mwh Gianclaudio Torlizzi stima che l’impatto degli Ets possa incidere fino a 30 euro.

Cosa su cui ha preso la parola l’amministratore delegato di Eni Descalzi: «Stiamo parlando di uccidere praticamente l’automotive, rischiamo di uccidere anche tutta la parte delle ceramiche e dei cementifici. La chimica è morta l’Ets va sospeso» conclude Descalzi. Il ministro Guido Crosetto raccoglie e condivide l’allarme come i ministri Foti e Urso. Anche quest’ultimo a lavoro sul proporre la sospensione di questo meccanismo infernale in Europa. In attesa del nucleare, Orsini arriva ad ipotizzare una non precisata forma di disobbedienza ai totem del Green Deal. «Meglio rischiare una procedura di infrazione che la desertificazione industriale». Rimane la consapevolezza: «L’Unione europea è quel posto dove si cerca di risolvere problemi che non avremmo standone fuori».

tag
benzina
gas

Sos Benzina, alla pompa paghiamo le raffinerie chiuse

Paese reale Giorgia Meloni spiana la sinistra: "Ai professionisti del No dico che andremo avanti fino in fondo"

Occhio alla truffa Benzina annacquata? Ecco come puoi ottenere il risarcimento

Ti potrebbero interessare

Benzina, alla pompa paghiamo le raffinerie chiuse

Fabio Dragoni

Giorgia Meloni spiana la sinistra: "Ai professionisti del No dico che andremo avanti fino in fondo"

Benzina annacquata? Ecco come puoi ottenere il risarcimento

Conte resti all'opposizione che è meglio

Kallas-Crosetto, ora si tratta: ma è difficile

Più navi, più mezzi aerei e una presenza europea da aumentare «in modo sostanziale» nel Mar Ro...
Carlo Dossi

Pedro Sanchez condannato dal Parlamento Ue: frontiere, vince l'Italia

Il Parlamento europeo condanna la politica di regolarizzazione su vasta scala portata avanti dal governo spagnolo, giudi...
Redazione

La ricetta di Ursula è un regalo a Pechino

Von der Leyen pronuncia a Strasburgo il discorso sullo Stato dell’Unione. Usanza in vigore dal 2010. Scimmiotta un...
Fabio Dragoni

Ue, svolta sulle unioni civili: cosa cambia se il partener vive all'estero

Il solo esercizio della libertà di circolazione, senza aver effettivamente soggiornato in un altro Stato membro, ...
Redazione