Roma, 13 mag. (Adnkronos) - A quasi trent'anni dalla strage del treno rapido 904 del 23 dicembre 1984, arriva il rinvio a giudizio per Totò Riina, accusato di essere "il mandante, il determinatore e l'istigatore della strage". Si terrà il 25 novembre prossimo davanti alla Corte d'Assise di Firenze la prima udienza del processo sull'attentato dinamitardo che porto' via la vita a 16 persone e la cambio' per sempre a molte altre: 267 i feriti, tanti i morti a distanza di anni per le conseguenze del trauma. Udienze e anni di processi per cinque pronunce dei tribunali. Due ergastoli, e ancora tante zone d'ombra. E' il 23 dicembre 1984. Mancano due giorni a Natale. E' mezzogiorno in punto all'orologio della stazione di Napoli. La voce dell'altoparlante annuncia: il treno Rapido 904 e' in partenza dal binario 11. La folla si accalca alle porte dei vagoni. Le carrozze sono stracolme di gente. Tutti occupati i sedili. Gli scompartimenti invasi, i corridoi sommersi dalle valigie, fin quasi dentro i bagni. Non si riescono neppure a contare. Ci sono i sacchetti dei regali impacchettati. Ci sono i bambini. Ci sono grandi scatole di cartone, salumi e pane buono del Sud. Quello fatto in casa. E c'e', soprattutto, l'ansia di arrivare, di incontrare i parenti partiti, quelli che per lavoro, per fame, da Napoli sono andati a lavorare al Nord. Quelli che si incontrano solo una volta l'anno. Antonio Cercola ha 22 anni. Suo fratello, Francesco, vive a Milano. Sua sorella, invece, e' a Parigi. Lui, con la mamma, Rosaria, e il padre, Giovanni, occupa un sedile nel vagone 10. Sui due sedili di fronte, i suoi genitori. Di strada ne hanno tanta da fare in pochi giorni. Per Natale a Milano, poi partiranno per la Francia. E' un viaggio che hanno in programma da tempo. (segue)



