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Mondiali, il neurologo spiega cosa succede nel nostro cervello quando gioca la Nazionale

di Giovanni Ruggierodomenica 22 giugno 2014
Mondiali, il neurologo spiega cosa succede nel nostro cervello quando gioca la Nazionale

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A poche ore da Italia-Costarica le dita tamburellano sulla scrivania dell’ufficio, il nervosismo sale mentre sullo smartphone arrivano ondate di messaggi di amici e cresce l’ondata di tweet e post sui social. Nel cervello scatta una follia dell’istinto con le sensazioni che proviamo amplificate come raramente accade. Anche questa è comunque una forma di stress, ma non c’è da temere. Il prof. Piero Barbanti, responsabile del Centro per la diagnosi e la cura delle cefalee e del dolore dell’IRCCS San Raffaele Pisana di Roma, ha fatto un’analisi “grammaticale” dell’impatto dei Mondiali sul nostro cervello e finalmente ha chiarito cosa passa nella testa degli italiani quando la Nazionale sta per scendere in campo. La preparazione - I mondiali di calcio rappresentano uno degli ultimi grandi eventi emozionali di massa in grado di sintonizzare e sincronizzare le emozioni delle persone. Con il potere magico di farci “piangere ed abbracciare ancora” come urlava Caressa mentre Cannavaro alzava la Coppa del Mondo a Berlino nel 2006. L’analisi del San Raffaele parte dal prepartita: “Il primo aspetto è l’attesa dell’evento - spiega il neurologo - che vuol dire motivazione ed energia. Il sistema vegetativo, il nostro ministro degli interni, indirizza progressivamente la vita viscerale dal tram tram quotidiano verso l’inquietudine, tramite una attivazione simpatica adrenergica”. È così che sentiamo: “una sensazione di maggiore di vitalità”. La partita - L’elemento che più eccita il cervello del tifoso durante una partita secondo il neurologo è: “il senso del rischio” che vale più del risultato stesso: “È dimostrato che il ‘piacere per la ricompensa’ (reward) è elevatissimo nelle condizioni di massimo rischio - cioè quando il tifoso non sa se vincerà o perderà - e minimo nelle condizioni estreme”, quindi nel momento in cui il risultato è noto. La tempesta nel cervello del tifoso è un mix di chimica e scariche elettriche, un meccanismo che coinvolge la dopamina e una serie di circuiti che vanno dalla corteccia cerebrale, dove di solito sono frenati i nostri impulsi a nuclei profondi come lo striato ventrale e l’accumbens. Con gli Azzurri in campo si soffre, si gioisce, si esulta, si urla. Anche questo insomma è stress, ma come sottolinea il prof. Barbanti: “è una positiva ondata di stress”.