Roma, 11 mar. - (Adnkronos) - Il termine Terra dei fuochi compare per la prima volta 11 anni fa, in un capitolo del Rapporto Ecomafia 2003 di Legambiente ed è oggi comunemente utilizzato per indicare un'area (che rientra all'interno del sito inquinato più vasto denominato Litorale domitio flegreo e Agro aversano) fortemente contaminata dall'inquinamento causato da rifiuti prodotti da industrie di diverse parti d'Italia e smaltiti illegalmente lì da almeno 30 anni nelle discariche locali, abusive e non, e nell'ultimo decennio con i roghi all'aria aperta. Terra dei Fuochi, appunto. Il sito "Litorale domitio flegreo e Agro aversano" fu uno dei primi 15 Sin (Siti di interesse nazionale per le bonifiche) inseriti nel programma nazionale di bonifica nel 1998 e declassato nel 2013 a Sir, sito di interesse regionale, con decreto del ministero dell'Ambiente e con il benestare della Regione Campania. Decisione contro la quale Legambiente ha presentato ricorso al Tar del Lazio per l'esclusione dal Programma nazionale di bonifica di 4 siti: Litorale Domizio-Flegreo e Agro Aversano, Pitelli a La Spezia, il bacino del fiume Sacco e le discariche della provincia di Frosinone. Da Porto Marghera a Gela, passando per Priolo, Manfredonia, Terni fino a Porto Torres, in Italia sono 100mila gli ettari di territorio contaminato da rifiuti industriali di ogni tipo; 57 siti di interesse nazionale (Sin) da bonificare individuati negli ultimi 15 anni, poi ridotti a 39 con il decreto ministeriale dell'11 gennaio 2013. Secondo il Programma nazionale di bonifica curato dal ministero dell'Ambiente, il totale delle aree perimetrate come siti di interesse nazionale (Sin) è arrivato negli anni a circa 180mila ettari di superficie; oggi con la riduzione del numero dei Sin, la superficie è scesa a 100mila ettari circa.(segue)



