Matera, 16 mar. (Adnkronos) - A due mesi dal crollo tragico in vico Piave a Matera le famiglie rimaste senza casa continuano a sopportare grandi difficolta' per la vita quotidiana. La strada e' interdetta e transennata, le attivita' di messa in sicurezza delle palazzine venute giu' non sono ancora terminate tanto che si stanno ancora posizionando le puntellature metalliche. L'inchiesta della Procura per omicidio e disastro, entrambi colposi, non puo' andare avanti se non si effettuano le perizie "irripetibili", da tenersi alla presenza dei consulenti dei dodici indagati. L'11 gennaio, intorno alle 7.20, si e' accartocciata meta' di una palazzina ed una porzione di quella adiacente. Sotto le macerie ha perso la vita Dina Antonella Favale, educatrice, che era nel suo letto. Estratto dopo tredici ore in condizioni disperate l'ingegnere comunale Nicola Oreste che da quel giorno e' ancora ricoverato all'ospedale di Matera per le gravi conseguenze dei traumi da schiacciamento. Tutto e' fermo ma questa situazione di sospensione pesa come un macigno per una quindicina di famiglie, molte giovani, che sono fuori dalle loro case dopo lo sgombero forzato. "A due mesi dal crollo di vico Piave ci ritroviamo con una nuova vita da accettare senza le nostre case e con tanta amarezza", scrive una mamma sui social network che tengono accesi i riflettori affinche' non si volti pagina. La solidarieta' e' tanta, si e' organizzata in varie forme, tuttavia non basta per risollevare queste famiglie che ancora a lungo dovranno vivere fuori dalle abitazioni di vico Piave. (segue)



