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Così lo spread inguaia gli Stati

di Mattias Mainierodomenica 7 settembre 2014
Così lo spread inguaia gli Stati

2' di lettura

Mi sono letto, con la dovuta calma, uno dei libri di Brunetta sulle vicende italiane di questi ultimi anni. Ho appreso che lo spread è un termine normalmente usato sul mercato secondario dei titoli, e quindi non direttamente incidente in fase di emissione. C'è qualcuno che mi sa spiegare, se ciò è vero, perché si continua ad abusare di questo termine per spaventare i sottoscrittori, e ciò anche sui nostri giornali? Fulvio Bellani e.mail Informazione corretta, caro Bellani (direi: ovviamente corretta, visto che Brunetta è un esperto in materia). Una cosa è l’acquisto, tramite asta, dei titoli di Stato al momento dell’emissione. Altra cosa l’acquisto sul mercato dei titoli in circolazione. Detto questo, è evidente che lo spread (cioè la differenza tra il rendimento di un’obbligazione e quello di un’altra obbligazione presa come riferimento) non può che riferirsi al mercato secondario. Possiamo raccontarla anche in un altro modo: la determinazione dello spread avviene sulla base delle contrattazioni e le contrattazioni avvengono sul mercato. Ergo, lo spread è termine che si riferisce, appunto, al mercato. Attenzione, però: uno spread alto è sinonimo di scarsa affidabilità dell’emittente e quindi i titoli tendono a perdere valore e di conseguenza i loro rendimenti tendono ad aumentare. Mettiamola così: più alto è lo spread, minore è la fiducia nei confronti dell’emittente. Minore è la fiducia e minore è il valore dei titoli, i quali, per essere acquistati, devono diventare in qualche modo appetibili, cioè avere un rendimento più alto. E qui si torna al momento dell’emissione. Perché se lo Stato non è affidabile e la fiducia degli investitori cala, aumentano le difficoltà al momento del collocamento, aumentano i rendimenti e aumentano i soldi che lo Stato deve sborsare per sostenere il proprio debito pubblico. Conclusione: uno spread elevato fa male. Sempre. Se poi c’è chi manovra sullo spread, chi compra e vende per influenzare il mercato, il differenziale può impennarsi e lo Stato finire nei guai fino al collo. E’ capitato alla Grecia e anche all’Italia e alla Spagna. Storia vecchia che ci spiega, se ancora ce ne fosse bisogno, come lo spread è un indicatore finanziario e, quando c’è chi se ne approfitta, anche uno strumento per fare politica. A volte una politica losca. mattias.mainiero@liberoquotidiano.it