(Adnkronos Salute) - Per Castellano, servono "contributi legati all'unico criterio della difficoltà socioeconomica, ma anche occupazione vera e servizi capaci di garantire la conciliazione tra l'essere madre e il lavoro, in una regione dove il 20% delle neomamme si dimette dopo il primo figlio. A questo pensi la Lega, anziché fomentare le solite polemiche razziste". Il Pd lombardo sostiene che la logica di Nasko e Cresco vada superata, con una revisione complessiva delle misure. Misure che, precisano però i consiglieri Pd Carlo Borghetti e Sara Valmaggi, "devono essere attivate senza distinzioni del colore della pelle". No, dunque, a un criterio d'accesso che preveda 5 anni di residenza in Lombardia. "Come Movimento 5 Stelle - spiega la portavoce di M5S Lombardia Paola Macchi - abbiamo sempre contestato lo strumento dei fondi. Devono essere aiutate tutte le donne in situazione di difficoltà, al di là dell'etnia e indipendentemente dalla volontà, o meno, di abortire". Secondo i dati diffusi dall'assessorato in risposta all'interrogazione, la pratica di questi anni avrebbe "evidenziato un ricorso a Nasko non solo per il contrasto dell'aborto, ma anche per intervenire nelle situazioni di disagio economico delle neomamme. (segue)



