(Adnkronos) - "Con questa opera, continuo il mio percorso artistico che indaga con sguardo neutrale e inquietante tra le pieghe di un'umanità senza speranza: un 'limbo' esistenziale dove il confine tra il bene e il male non è perfettamente tracciato ma è solo una sottile linea destinata a far sì che i ruoli si possano invertire, che le vittime possano diventare carnefici e i carnefici vittime. Uno stimolo - conclude il regista - a riflettere sul lato tragico dell'esistenza". "Giustizia, vendetta, perdono, pena, sono i temi universali di un progetto narrativo nato come romanzo e che ora trova una sua articolazione naturale come testo teatrale", osserva a sua volta l'autore Massimo Carlotto. "La ragione, la politica, la religione, la filosofia non sono ancora riuscite a dare una risposta in grado di soddisfare chi ha sofferto il danno irreparabile della perdita di un loro caro per mano assassina - sottolinea lo scrittore - e la nostra società è incapace di lenire il dolore di coloro che hanno subito tale torto. Prevalgono i sentimenti ancestrali, che offuscano e accecano", trasformando l'esistenza, appunto, in una oscura immensità.



