Firenze, 14 nov. - (Adnkronos) - "Nel mondo i lavoratori cinesi sono visti come vittime, manodopera senza diritti e a bassissimo costo, che si suicidano come quelli di Foxconn perché non riescono a sopportare le condizioni di lavoro o che come me finiscono in prigione. Ma le cose stanno cambiando rapidamente e oggi i lavoratori cinesi non sono più delle vittime, sono divenuti dei combattenti". Lo ha detto il sindacalista cinese in esilio Han Dongfang, oggi a Firenze per un convegno che la Cisl di Firenze ha dedicato alla "globalizzazione dei diritti nella globalizzazione dei mercati". Fondatore del primo sindacato libero in Cina, a lungo in carcere dopo la rivolta di piazza Tienanmen, DongFang oggi vive in esilio a Hong Kong da dove si occupa dei diritti dei lavoratori attraverso un sito internet (il China Labour Bullettin) e una Radio che trasmette in tutta la Repubblica Popolare (Radio Free Asia). "Noi non pensiamo che la globalizzazione sia un male in quanto tale - ha detto Roberto Pistonina, segretario generale della Cisl di Firenze e Prato -, anzi, ma va gestita e regolamentata, perché il gap in termini di costo del lavoro che esiste verso i paesi in cui si lavora in condizioni di schiavitù sta affossando l'Occidente. Oggi anche in Italia c'è un mercato del lavoro duale, tra chi ha un lavoro stabile e ben retribuito e chi è precario e mal retribuito. Per spezzare questa catena dobbiamo esportare dignità, democrazia e tutela del lavoro in quei Paesi: così non solo si fa un'opera di giustizia, ma si tutelano anche i nostri lavoratori, perché si crea un equilibrio a vantaggio di tutti i cittadini del mondo". (segue)




