(Adnkronos) - Alle indagini hanno collaborato alcuni pentiti, Antonio Gerardi, Michele Froncillo, Domenico Cuccaro e Bruno Buttone, ritenuti dagli inquirenti esponenti di rilievo del clan Belforte. L'azione criminosa fu condotta da Francesco Zarrillo, armato nella circostanza di una lupara. Il killer arrivo' in motocicletta, guidata da un complice in un impianto di distribuzione del gas (abusivo) gestito da Villalunga. Impianto situato in aperta campagna a Portico di Caserta. Villalunga tento' di disarmare il killer deviando l'arma ed evitando la scarica di proiettili. Poi si diede alla fuga nelle campagne, favorito dal buio. Subito dopo alcune pattuglie della squadra mobile e del commissariato di Marcianise intercettarono un'auto a bordo della quale si trovavano Zarrillo insieme a due complici. Ne nacque un inseguimento che si concluse nei pressi dell'abitazione del killer che riusci' a sfuggire l'arresto scavalcando un muro ma perdendo due pistole. Nel corso della battuta organizzata dai poliziotti in un appezzamento situato vicino ad un edificio gli agenti della Squadra mobile ritrovarono all'interno di una cisterna in plastica un imponente arsenale costituito da decine di fucili da caccia, mitra, fucili mitragliatori, pistole, candelotti di dinamite ed esplosiv e centinaia di proiettili. L'arsenale risulto' poi essere nella disponibilita' del clan Belforte quindi dei capi della cosca, Domenico e salvatore Belforte e del reggente Vittorio Musone.




