(Adnkronos) - "Chiariamoci: non e' un problema di forma, ne' (solo) di rispetto (peraltro sacrosanto, anzi necessario) delle leggi. E' un problema di sostanza - sottolinea Remaschi - Solo una piccola parte delle grandi questioni del Piano integrato hanno infatti trovato ricovero nei provvedimenti di Giunta richiamati o correlati alle note vicende di contabilita' nazionale imposte dal governo Monti". "La gran parte della portata innovativa del piano integrato socio-sanitario e' rimasta, oggi, lettera morta. Vi e' tutto un mondo di innovazione e cambiamento - puntualizza Marco Remaschi - che il piano era chiamato a portare nel sistema consolidato di welfare regionale, che non ha trovato, ad oggi, a tre anni dall'avvio della legislatura (dunque ben oltre la sua meta') attuazione. Politiche per la casa, politiche per i migranti, funzionalizzazione e armonizzazione della rete di assistenza sociale, emergenza nuove poverta'. E ancora: razionalizzazione della rete di soggetti gestori dell'assistenza sanitaria, riorganizzazione degli enti, nuovo rapporto dialettico con le Universita', riabilitazione, e tanto altro ancora. Spazi di una necessaria innovazione che restano governati da un disegno figlio di un passato non piu' sostenibile (non solo sotto il profilo economico), ne' attinente all'evidenza di una nuova strutturazione dei bisogni sociali". "Preoccupa se dietro questa inazione (insensibile ai molti solleciti effettuati) ci sia la paura, in questo governo regionale della sanita' e del sociale, di uno scatto di modernita', di un salto verso l'innovazione che metta in gioco posizioni e rendite correlate sclerotizzate nel tempo. E relativi attori. La sensazione e' forte. L'ulteriore giro di giostra dei soliti noti alle direzioni delle aziende sanitarie, visto negli ultimi tempi, rischia di essere una preoccupante conferma di questo timore", conclude il presidente della Commissione regionale Sanita'.



