Palermo, 7 giu.- (Adnkronos) - "Dalle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Giovanni Brusca emerge un quadro complessivo connotato da contraddizioni insanabili, dimenticanze ed imprecisioni macroscopiche, aggravate poi, di fronte a precise contestazioni, dall'impossibilita' di fornire spiegazioni plausibili, con un minimo cioe' di coerenza e logica". E' quanto dice il generale Mario Mori proseguendo, dopo una breve pausa, le dichiarazioni spontanee nel processo di Palermo che lo vede imputato per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. "Il tutto nel contesto di una ricostruzione dei fatti sfumata ed incerta, quando invece la tragica drammaticita' di vicende quali le stragi di Capaci e via D'Amelio, anche per Giovanni Brusca, avrebbero dovuto presentarsi come una serie di ricordi indelebili", aggiunge Mori. Il pentito ha piu' volte riferito di avere appreso di una trattativa tra Stato e boss e che la trattativa era condotta dall'allora colonnello Mario Mori. "Egli, invece, si limita a proporre personali congetture e deduzioni a posteriori, nemmeno connotate dal crisma delloriginalita', perche' suscitate, come dice lui stesso, o attraverso la lettura di un giornale, 'La Repubblica', che notoriamente, degli avvenimenti, forniva gia' una sua ben precisa interpretazione, ovvero rivisitate a seguito di ripetuti contatti con i suoi avvocati ed i rappresentanti dell'accusa - spiega Mori - Il fatto e' che quegli avvenimenti non potevano assolutamente sfumare nella memoria ed essere mal ricordati, ma Brusca, una volta decisa la collaborazione, ha inteso servirsene non a fini di giustizia, ma in relazione alle sue esigenze e nella personale valutazione che egli faceva su quello che volevano sentirsi dichiarare coloro che lo interrogavano e potevano dare una svolta positiva alla sua posizione processuale, aggiustandoli anche, strada facendo, alla luce di nuove emergenze e conseguenti sue necessita'". "Brusca, e con lui chi lo sostiene, per dimostrare la genuinita' delle sue affermazioni circa i fatti che mi riguardano, colloca temporalmente le proprie dichiarazioni nell'estate del 1996, subito dopo il suo arresto, quindi molto tempo prima delle deposizioni sui contatti con Vito Ciancimino, effettuate da me e da Giuseppe De Donno, nel gennaio 1998, davanti alla Corte dAssise di Firenze. Ignora egli, o finge di ignorare, che Vito Ciancimino descrisse tempi I contenuti degli interrogatori furono diffusamente riportati dai media nazionali, si veda il periodico Panorama del 2 maggio 1993, al punto da suscitare la viva preoccupazione del Ciancimino e dei suoi familiari, cosi' come si puo' riscontrare dalle dichiarazioni rese ai magistrati che lo ascoltavano, perche' della sua collaborazione e delle relative affermazioni fatte, si doveva ritenere che anche 'cosa nostra' ne fosse venuta a conoscenza", dice ancora il generale Mario Mori. (segue)



