(Adnkronos) - La vicenda inizia nel 1988: il 20 maggio alla piccola, che non piu' di tre settimane prima era stata operata alle tonsille, viene fatta una vaccinazione antidifterica/antitetanica. La sera stessa, nella sua casa a Bussoleno (To), la bambina accusa mal di testa e dolori alle gambe e le sale la febbre. Il pediatra, avvertito al mattino, dice di non preoccuparsi. Anche la Guardia medica tranquillizza la famiglia attribuendo le condizioni della piccola al morbillo, che in quei giorni circolava negli asili. Secondo gli atti per quasi un mese il pediatra e i dottori della Guardia medica che hanno visitato la bambina avrebbero continuato a minimizzare le condizioni della piccola fino al 17 giugno quando i genitori la portano in ospedale con la febbre a 40 e le convulsioni e la situazione precipita. La sentenza parla di "una serie di comportamenti negligenti e omissivi posti in essere dai sanitari". Secondo la Corte e' stata accertata "la sussistenza di un nesso causale tra la vaccinazione, eseguita senza previa valutazione delle possibili conseguenze dell'intervento di tonsillectomia, e il manifestarsi della patologia". "Oltretutto - spiegano gli avvocati - secondo una consulenza tecnica d'ufficio la bambina si sarebbe potuta salvare se, nei primi giorni dalle complicazioni della vaccinazione, le fosse stato somministrato del cortisone" evitando cosi' i danni cerebrali permanenti che la costringono ancora oggi, a 29 anni, in uno stato vegetativo. La Corte d'Appello, riformando la sentenza di primo grado, ha ora stabilito un risarcimento di 1,8 milioni di euro "in assoluto il piu' alto accordato fin ora in Italia per danni derivanti da un vaccino", sottolineano gli avvocati dello studio Ambrosio e Commodo.



