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Pirati: ex ostaggio Savina Caylyn, dimenticati da tutti

domenica 16 settembre 2012
Pirati: ex ostaggio Savina Caylyn, dimenticati da tutti

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Napoli, 12 set. - (Adnkronos) - Lasciati soli e dimenticati, in balia di ricordi che rendono impossibile riprendere a vivere come prima. Le testimonianze dei marittimi della Savina Caylyn, la nave sotto sequestro dei pirati somali per oltre dieci mesi, sono storie di depressione, dolore mentale e fisico. Sono messaggi lanciati alla compagnia armatrice, la Fratelli D'Amato, "che ci ha lasciati soli", e di rabbia nei confronti di una situazione paradossale che li vede privati anche dell'assistenza sanitaria "perche' non assicurati, in quanto i fatti sono accaduti al di la' del Canale di Suez". A far sentire la propria voce e' Antonio Verrecchia, il sessantatreenne direttore di macchina di Gaeta, il marittimo che forse piu' degli altri ha subito angherie fisiche e ne porta ancora oggi i segni. "Tra tre giorni festeggio la mia rinascita - racconta all'Adnkronos - perche' il 15 settembre 2011 io ero un uomo morto. Sono stato legato due volte, la mattina e la sera, mi volevano buttare a mare e mi colpivano. Tutto questo perche' non riuscivamo a bruciare il carico che trasportavamo, ma era impossibile perche' era composto per un quarto da cera. Davano a me la colpa, mi hanno anche fatto parlare con mia moglie e con il direttore generale della D'Amato che hanno sentito la voce di un uomo in fin di vita". Cosi' come Gianmaria Cesaro, l'allievo di coperta di Piano di Sorrento, anche Verrecchia soffre di "disturbo post traumatico da stress cronico, verificatosi - si legge nel suo referto - a seguito di rapimento, prigionia prolungata, dichiarate minacce di morte, angherie fisiche intervenute durante lo svolgimento della sua attivita' lavorativa". (segue)