Roma, 15 set. (Adnkronos Salute) - Un cane 'socializzato' con gli adulti, abituato quindi alla presenza e all'interazione con uomini e donne, "puo' non esserlo con gli anziani o, come in questo caso, con i bambini molto piccoli. Per l'animale, un neonato puo' essere facilmente considerato una preda o un gioco. Per questo, e' importante che chi possiede un cane gli permetta di fare piu' esperienze possibili, soprattutto prima dell'attivo di un bebe' in casa". Parola di Raimondo Colangeli, medico veterinario comportamentalista e vicepresidente dell'Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi), che interviene sull'episodio della bimba di due mesi azzannata questa mattina in provincia di Pistoia dal cane di casa, un Siberian Husky. "Non abbiamo dettagli per ricostruire la vicenda con precisione - sottolinea Colangeli all'Adnkronos Salute - ma puo' darsi che si tratti di una caso di cattiva o scarsa socializzazione: questo significa che l'animale potrebbe non aver mai visto un bebe' prima dell'arrivo della bambina, oppure non aver avuto il tempo di abituarsi alla presenza della piccola in casa. Quando nasce un bimbo, infatti, e' bene operare da subito un'associazione positiva fra la presenza del piccolo in una stanza e quella del cane. Occorre premiare l'animale quando si trova nella camera del bimbo e sta li' buono. Molti fanno il contrario: rimandano le coccole al cane, perche' sono troppo 'presi' dal bambino e lo fanno uscire dalla stanza, premiandolo solo quando e' lontano dal piccolo". Invece, il quattrozampe "deve capire che la presenza del bimbo e' qualcosa di positivo". In generale, dice Colangeli, "le razze nordiche come il Siberian Husky sono razze predatrici, ma questo e' vero fino a un certo punto e non esistono cani pericolosi 'per razza'. Esistono cani che possono rendersi protagonisti di episodi di aggressivita'. In ogni caso, prima di emettere una sentenza di 'comprovata pericolosita" bisogna passare per la visita e la diagnosi comportamentale. Troppa superficialita' potrebbe indurre a saltare un passaggio fondamentale, ovvero distinguere attraverso una diagnosi differenziale se l'evento ha origine organiche nel soggetto aggressore o se ha origine patologica mentale. Dolore, alterazioni sensoriali, disordini metabolici, stato di malattia sono tutte situazioni che possono indurre l'animale a situazioni di irritabilita'. Solo il medico veterinario comportamentalista puo' fare una diagnosi e aiutare il proprietario a prevenire e a curare il suo animale".




