(Adnkronos) - Il trattamento del poliuretano avviene in due fasi principali. Nella prima fase la schiuma viene bagnata con una soluzione contenente nanoparticelle magnetiche di ossido di ferro; grazie all'assorbimento della soluzione, le nano particelle si dispongono all'interno della struttura porosa del polimero, agganciandosi debolmente al reticolo molecolare. La seconda fase consiste nel deposito delle particelle di politetrafluoroetilene sulla superficie della spugna, che si realizza spalmando polvere di Teflon con una paletta metallica fatta strofinare ripetutamente - il deposito avviene, cioe', sfruttando l'effetto triboelettrico. Tale trattamento rende il materiale capace di assorbire una quantita' di sostanza oleosa fino a tredici volte il suo peso. "L'ordine con cui si svolgono le due fasi del trattamento e' importante per definire le proprieta' di superficie della spugna - spiega Despina Fragouli, ricercatrice team leader di IIT prima responsabile della ricerca -. Solo se il Teflon e' spalmato dopo l'introduzione delle nanoparticelle magnetiche, la superficie del poliuretano diventa altamente super-idrofobica e auto-pulente. Il risultato e' una spugna leggera, galleggiante, in grado di incamerare sostanze oleose e che, grazie alle sue proprieta' magnetiche, puo' essere manovrata attraverso opportuni campi magnetici in aree di diversa estensione". Athanassia Athanassiou, coordinatrice del team Smart Materials di IIT - l precisa che "l'80% delle nanoparticelle introdotte nella schiuma puo' essere recuperato e riutilizzato dopo l'utilizzo".



