(Adnkronos) - "...Il lavoro di Mania - dice Oscar Giannino in un passaggio del testo che accompagna la mostra - non ha a che vedere con le migliaia di scatti di Jacob A. Riss, Walker Evans, Dorothea Lange e dei tanti altri che ci hanno lasciato quel vero e proprio monumento foto-socio-antropologico realizzato alle dipendenze della Farm Security Administration, creata da Roosevelt negli anni Trenta del secolo scorso per dare riposta alla miseria agricola americana nella Grande Crisi. Non e' cosi'. I volti e le membra 'grosse' di lavoro e scure di sole che trovate qui raffigurati non nascono per documentare subalternita' e sopraffazione. Sono le gambe e le braccia, le teste e i cuori senza i quali l'eccellenza di Planeta, dei suoi prodotti e delle sue strategie compresa la promozione e produzione culturale, semplicemente non avrebbe potuto avere la forza di affermarsi". "Sono una firma biologica invece che scritta - osserva - un atto di co-intestazione orgogliosa di una storia di Sicilia gia' vendicata dei suoi torti e fallimenti e sofferenze passate, attraverso il successo non promesso domani ma gia' realizzato insieme, ieri e oggi". "La mappa della persistenza genetico-biologica, in vaste aree del paese, dei tratti ereditari e antropometrici delle piu' antiche popolazioni puo' consentirci di ravvisare tratti sicani, in questi volti la cui serieta' non e' che parenteticamente attraversata dal sorriso d'occasione. Ma prima di chiudere il libro mi sono detto che i loro progenitori possono essere finalmente un po' contenti, che i loro discendenti con Planeta scrivano oggi una delle piu' riuscite pagine del riscatto siciliano e italiano", rileva infine Giannino.



