(Adnkronos) - Purtroppo, fa notare la Lav, ne' l'attuale legge nazionale ne' la direttiva europea pongono reali vincoli al ricorso agli animali, quasi 900mila l'anno in 600 strutture pubbliche e private solo in Italia, dove peraltro mancano totalmente controlli qualificati: "Speriamo che questo caso faccia comprendere la sofferenza che si cela dietro la sperimentazione animale e l'inutilita' di tale pratica, promossa ancora oggi come un male necessario, nonostante piu' dell'86% degli italiani sia contrario", rimarca Michela Kuan. "I cani allevati in queste strutture -si legge ancora nella nota della Lav- vengono considerati alla stregua di oggetti, prodotti in massa da fattrici costantemente ingravidate per fornire cuccioli che moriranno, dopo test invasivi e dolorosi nei laboratori italiani ed europei, dai quali usciranno solo come carcasse vittime di una ricerca inutile e crudele. Animali cresciuti senza vedere mai la luce del sole ne' sentire l'odore dell'erba". In questi mesi e' all'esame del Senato la norma, gia' approvata dalla Camera, che vieterebbe l'allevamento di cani, gatti e primati non umani per la sperimentazione, imporrebbe l'obbligo di anestesia e analgesia per i test e, vietando le esercitazioni belliche e didattiche con animali, sosterrebbe concretamente il ricorso ai metodi sostituivi della vivisezione. Alla luce di questi sviluppi giudiziari, conclude la Lav, "rivolgiamo un nuovo appello ai senatori affinche' l'articolo 14 della legge comunitaria sia finalmente approvato e possa essere di incentivo per la ricerca pulita, scientifica ed eticamente accettabile".



