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Immigrati: dossier Rete Radici, nella Piana di Gioia Tauro il 90% lavora in nero (2)

domenica 22 luglio 2012
Immigrati: dossier Rete Radici, nella Piana di Gioia Tauro il 90% lavora in nero (2)

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(Adnkronos) - Il 20% degli intervistati dichiara di trovare lavoro tramite un kapo' migrante (quasi il 5% tramite un kapo' bianco), ovvero una figura di intermediario tra il gruppo degli africani e i datori di lavoro. I kapo' provvedono a fornire l'ingaggio e spesso trattengono una percentuale della paga giornaliera che si attesta tra i 2,5 e i 4 euro a lavoratore. La figura del kapo' e' cruciale infatti quando si analizzano le modalita' di spostamento per raggiungere il posto di lavoro: il 26% ricorre ai loro mezzi, a pagamento. Un migrante su due spedisce parte dei guadagni alle famiglie lasciate nei paesi d'origine. Il 37,6% dichiara di vivere con nulla o molto poco (da 0 a 50 euro a settimana), con alloggi di fortuna come i casolari abbandonati senza acqua ne' luce ne' gas e mangiando alle mense della Caritas. Sono pochi quelli che riescono a vivere con piu' di 100 euro a settimana (2,7%) e pochissimi coloro che vivono con 200/300 euro al mese (il 17,4%). "Ne consegue, inevitabilmente, soluzioni di alloggi di fortuna -rilevano da Rete Radici- in condizioni igienico sanitarie spaventose, una dieta alimentare insufficiente e squilibrata e la mancanza di prevenzione, che aggiunte a un'attivita' lavorativa sfiancante, determina un precario stato di salute. Infezioni alle vie respiratorie (dovute in molti casi all'uso di sostanze chimiche nei campi), aggravate dal freddo e dal fumo dei fuochi accesi per riscaldarsi, disturbi dell'apparato gastrointestinale per via di diete povere e dall'utilizzo di acqua non potabile e malattie infettive rendono questi lavoratori affetti da un numero elevato di patologie professionali". A parte i 420 posti tra la tendopoli di San Ferdinando e il campo di Testa dell'Acqua, allestiti quest'anno per dare un tetto ai migranti, si contano ancora circa 800 persone auto-organizzate in piccole e grandi occupazioni, tra l'ex stabilimento della Pomona, il cosiddetto ghetto di Rosarno, lo stabile dell'ex cooperativa Fabiana e il ghetto di Taurianova.