Roma, 19 lug. - (Adnkronos) - L'esperienza del rapimento, l'essere ostaggio, "non si supera, ma si impara a conviverci". E' Giuliana Sgrena, giornalista del Manifesto e scrittrice, a spiegare all'Adnkronos cosa e' cambiato nella sua vita dopo essere stata rapita. La giornalista venne sequestrata nel febbraio del 2005 a Bagdad e venne liberata un mese dopo: liberazione che costo' la vita ad un funzionario dei servizi segreti italiani, Nicola Calipari. "E' un qualcosa che non si supera mai. Si impara a conviverci piuttosto - ribadisce Sgrena - In momenti cosi' difficili, gravi, credo che le persone tirino fuori forme di resistenza che non immaginano, non sanno neanche di avere. Si convive ogni istante con la paura di morire da un momento all'altro, perche' anche se si e' consapevoli che vi e' una trattativa in atto questa potrebbe non andare a buon fine". "Nel mio caso - ricorda ancora la giornalista - la liberazione e' stata fortemente traumatica. Ancora adesso, e sono passati sette anni, risento degli effetti del periodo del sequestro e della fuga". "Resta sempre addosso la sensazione di essere dei sopravvissuti - continua Sgrena - la vicinanza della morte cambia completamente tutti i parametri della vita tanto che io ora vivo alla giornata e ogni giorno e' una conquista: non riesco a fare progetti di alcun tipo". Sgrena si rivolge poi a Rossella Urru auspicando di "poterla incontrare e abbracciare al piu' presto. Ho tanta voglia di rivedere presto il suo bel sorriso e spero che la lunga prigionia non glielo abbia tolto. Spero anche che Rossella possa affrontare il futuro con fiducia perche' e' importante per andare avanti. ma lei e' giovane e sono sicura che riconquistera' la fiducia e la forza necessarie per ritornare alla vita".



